Italy

Non vede il figlio disabile da quattro mesi: «Ci sentiamo impotenti»

I genitori protestano e chiedono di creare appositi spazi per le visite. L’assessore Barillari: «Cercheremo una soluzione»

UDINE. Un muro che impedisce il contatto umano. Settimane interminabili, che passano senza un abbraccio, un sorriso, un gesto affettuoso. Marialuisa Toffoletti è mamma di un ragazzo diversamente abile, ospite di una struttura pubblica cittadina.

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Riesce a vedere il figlio solo attraverso lo schermo del cellulare durante le videochiamate. «La pandemia – si sfoga Marialuisa – ha imposto distanze sociali e precauzioni sanitarie ed è giusto tutelare gli utenti, ma sono arrabbiata e amareggiata. Il mio è un punto di vista condiviso da diversi genitori di figli diversamente abili ricoverati nelle strutture pubbliche cittadine. Dopo quattro mesi, in via eccezionale, ho potuto vedere mio figlio, a due metri di distanza e per dieci minuti, nel giorno del suo compleanno. Fa male perché riusciamo a interagire con i nostri ragazzi solo attraverso le videochiamate. Nei mesi scorsi potevamo prenotare una visita ma adesso gli appuntamenti sono nuovamente sospesi. Nelle strutture non esiste neppure una stanza dove poterli incontrare, è utilizzato il cortile. Ci sentiamo impotenti. Abbiamo dedicato tutta la vita ai nostri figli, che probabilmente si sentono abbandonati, e inoltre abbiamo paura di ammalarci e di non poterli abbracciare mai più. Stiamo vivendo un incubo».

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Ernestina Tam, presidente del Comitato provinciale di coordinamento delle associazioni di persone con disabilità e componente di giunta della Consulta regionale, non nasconde che la situazione è difficile. «I ragazzi sono chiusi all’interno delle strutture di proprietà del Comune, la cui gestione è affidata alle aziende sanitarie, che a loro volta si affidano alle cooperative. Da un anno i genitori non riescono a trascorrere un po’ di tempo con i figli. Tutto questo pesa psicologicamente. Le famiglie chiedono solo di poter vedere i loro ragazzi almeno attraverso un vetro, in sicurezza. Poi c’è il problema della qualità dei servizi, che si basano su leggi superate, che non rispondono alle esigenze degli assistiti. I genitori si sono fatti sentire ma non hanno avuto riscontro. Si parla tanto di integrazione socio sanitaria ma non è certo questa».

L’assessore alla sanità, Giovanni Barillari, chiede alle famiglie di avere pazienza. «È chiaro che non possiamo non tutelare i ragazzi in questo momento. Vanno protetti dal virus fino a quando saranno vaccinati e l’azienda si sta muovendo tempestivamente. Cercheremo sicuramente di trovare soluzioni tali da permettere di avvicinare le famiglie ai loro figli. Non è arrivata alcuna segnalazione di disagio ma avremo cura di verificare e di contribuire a risolvere l’eventuale problema. Comprendiamo quanto sia difficile il protrarsi di questa situazioni». La buona notizia è che nelle tre strutture cittadine che ospitano ragazzi diversamente abili, la comunità di via Palestro, il centro gravi gravissimi del Gervasutta e la comunità di via Padova, tutti i 39 utenti ospitati hanno già ricevuto la prima somministrazione del vaccino.
 

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