Italy

Occupazione del cinema Palazzo, chiesti 6 mesi per Sabina Guzzanti. Il pm: «In realtà erano 100-150»

E’ stato per quasi dieci anni – dall’aprile 2011, quando fu occupato per impedirne la trasformazione in sala giochi - una sorta di Beaubourg cittadino, luogo di incontro e creatività per residenti, artisti, intellettuali, attivisti della sinistra romana e degli spazi sociali. Poi, lo scorso 25 novembre, l’ex Cinema Palazzo a San Lorenzo è stato sgomberato, in simultanea con una sede di Forza Nuova a San Giovanni. «Ringrazio Prefettura e forze dell’ordine, torna la legalità», aveva esultato la sindaca Raggi, equiparando le due operazioni, salvo innestare subito, nella stessa giornata, la marcia indietro: «Sono mondi completamente diversi: uno violento e fascista; l’altro aperto e solidale». Adesso, è arrivato il momento del processo. Il pubblico ministero ha chiesto di condannare a 6 mesi di carcere, per il reato di invasione arbitraria di edifici altrui, l’attrice-regista Sabina Guzzanti, l’ex deputato del Pd Marco Piccoli e gli altri imputati, fino a un totale di 12. «In concorso tra di loro, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso – c’era scritto sul capo d’imputazione – avevano arbitrariamente invaso al fine di occuparlo lo stabile sito in Roma in piazza dei Sanniti».

«Non ci possono essere dubbi sulla condotta degli imputati né sulla loro identificazione, che riguarda solo poche persone tra tutte quelle che hanno concorso nel reato», ha detto il pubblico ministero davanti a Emilia Conforti, la presidente del collegio della II sezione penale del Tribunale, riferendo la ricostruzione fatta all’epoca dalla dirigente della Municipale, Rosa Mileto, intervenuta nel Cinema Palazzo quel lontano 15 aprile di 10 anni fa. La dirigente in servizio «ci ha parlato di 100/150 persone presenti, non vennero tutte identificate perché la Questura consigliò diversamente per evitare di provocare disordini e una situazione di tensione». Sabina Guzzanti e gli altri 11, per così dire, sono stati “scelti nel mucchio”, tra molte più persone, e ora, se condannati, pagherebbero per tutti. Il rappresentante della Procura, tuttavia, ha riconosciuto che quell’occupazione non fu «un’attività volta a un fine criminale, perché si voleva destinare il bene a un uso sociale e culturale e non vi fu violenza. Si tratta probabilmente quindi della commissione di un reato nell’ambito di un’attività positiva – ha aggiunto - ma questo non toglie nulla alla sussistenza del reato».

La difesa: «Mistificazione»

Opposta la valutazione dei privati danneggiati. Alessio Palladino, legale della Camene Spa (società allora proprietaria dell’ex cinema), ha chiesto una provvisionale di 250mila euro su un danno totale stimato in 1,6 milioni di euro: «Gli occupanti sapevano che l’ex cinema Palazzo non era un casinò ma un teatro alla berlinese, già pronto per l’utilizzo». Di questo, ha aggiunto il legale, «deve rispondere maggiormente Sabina Guzzanti, principale imputata e protagonista di questa occupazione», di cui ha garantito «una copertura mediatica che per molto tempo ha interessato i maggiori tg nazionali». La deduzione è che a causa dell’attenzione pubblica «la Camene spa è stata additata come società operante in ambiti mafiosi. Questa è stata la più grande opera di mistificazione e disinformazione mai vista in un processo».

Valerio Mastandrea
Valerio Mastandrea

Sabina Guzzanti, “madrina” dell’ex Cinema Palazzo e residente, in realtà non è stato il solo personaggio dello spettacolo e della cultura a spendersi per difendere l’esperienza nel cuore di San Lorenzo. Con lei, tra gli altri, gli attori Valerio Mastandrea e Valerio Aprea, Michele Riondino, Paolo Virzì. Molte anche le associazioni mobilitate, dai circoli culturali all’Anpi. La richiesta di condanna, oltre che l’attrice e l’ex parlamentare (ed ex segretario del Pd romano) Miccoli, riguarda gli ex consiglieri capitolini Andrea Alzetta, noto come Tarzan, e Nunzio d’Erme, il consigliere municipale della Sinistra Arcobaleno, Fabiano Rosario, l’esponente dei movimenti per il diritto all’abitare, Simona Panzino, e ancora Stefano Zarlenga, Guido Farinelli, Fulvio Molena, Ilenya Caleo, Ciro Colonna e Francesco Raparelli. «Sei mesi di carcere per aver difeso un bene comune – è stato il commento di Gianluca Peciola, un altro ex consigliere comunale, oggi di Liberare Roma -. È questa la richiesta dei pm per i compagni e le compagne misero al centro l’interesse pubblico contro la speculazione privata. Nel nostro Paese il conflitto, la disobbedienza, rischiano di essere annoverati tra problemi di ordine pubblico, dentro il grande malinteso ideologico della sicurezza. Siamo al paradosso: chi si oppone alla speculazione e al malaffare, passa dalla parte dell’imputato». La sentenza è prevista a marzo.

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