Italy

Occupazione, la formula degli Its: subito al lavoro l’83% dei ragazzi

Studio & Lavoro

di Michelangelo Borrillo

Il risultato raggiunto non può che essere letto come un successo: l’83% degli iscritti trova lavoro entro un anno dal termine del percorso di studi. E lo certifica il Miur, per la precisione l’Indire, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa che è parte del sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione. «Ma con l’Its Meccatronica della Lombardia arriviamo anche al 95%», spiega Monica Poggio, amministratore delegato di Bayer Italia e presidente della Fondazione lombarda. Una delle 104 Fondazioni Its, sparse per il territorio italiano, istituite nel 2008 ma concretamente attive dal 2011, che propongono un’offerta post diploma professionalizzante, sul modello delle fachschulen tedesche. «Ma questo tipo di offerta è ormai diffuso anche in Francia e Spagna — spiega Poggio — e stiamo cercando di diffonderla anche in Italia». Se sull’efficacia degli studi gli Its italiani reggono il confronto europeo, sui numeri degli iscritti la Germania (800mila) è ancora lontana dai 10mila studenti italiani. «In Germania — aggiunge Poggio che conosce bene il sistema tedesco visto il ruolo ricoperto in Bayer — la collaborazione tra imprese e istituti di formazione, il cosiddetto modello duale, esiste da sempre. Ma anche in Italia, con la trasformazione digitale molto spinta che stiamo vivendo, non solo in Bayer, la collaborazione può e deve intensificarsi».

Nel tempo gli Its si sono moltiplicati e oggi le 104 Fondazioni Its sono distribuite su tutto il territorio nazionale, suddivise in 6 aree tematiche: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il made in Italy, tecnologie innovative per i beni e le attività culturali, tecnologie della informazione e della comunicazione. «Il ciclo medio dei corsi è di due anni — aggiunge Poggio — ma ci sono anche da tre. E almeno il 30% delle ore di didattica viene fatto in azienda, con docenti provenienti dal mondo del lavoro: per questo la connotazione è molto professionalizzante, con una flessibilità didattica che nasce dal forte legame con il sistema produttivo territoriale e dal partenariato tra enti e aziende. La Fondazione Meccatronica Lombardia può contare su 128 soci, di cui più del 60% aziende, con cui siamo in stretto contatto grazie a un comitato tecnico scientifico che rileva i bisogni delle aziende in modo che l’offerta didattica possa essere rimodulata secondo le nuove esigenze».

E questo non avviene solo in Lombardia: a livello nazionale il 40% dei soci delle Fondazioni Its sono imprese e il 65% dei docenti proviene dal mondo del lavoro. Modelli positivi sono presenti anche al Sud: in Puglia, per esempio, dove la Regione, accanto ai percorsi già finanziati a Foggia, Molfetta e Lecce, sta partecipando alla creazione di un hub a Bari specializzato in cybersecurity, fintech ed e-health. Ma proprio per questa dinamicità, agli Its servono più risorse. «Da parte del ministero dell’Istruzione, con tutti i governi degli ultimi dieci anni, c’è stato sempre un sostegno. Ma è vero — conclude Poggio — che servono più risorse. Per il nostro Its, per esempio, abbiamo richieste per 500 iscrizioni e disponibilità di 200 posti nelle nostre 4 sedi nelle province di Milano, Bergamo, Brescia e Lecco. Operiamo ancora con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri e quindi servirebbe una legge quadro per gli Its per una normativa più definita e una stabilizzazione dei finanziamenti. Le contribuzioni delle Regioni, attualmente, sono di importi che variano di anno in anno, con modalità di erogazione legate ai bandi».

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