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Offensiva di Casaleggio sul congresso del M5S. E nasce la fronda di Di Battista

L'ultimo tentativo fatto da Davide Casaleggio per dimostrare la sua presa sul Movimento è quello di sabotare gli Stati generali. Da giorni, la sua socia in Rousseau Enrica Sabatini critica il modo in cui sono stati organizzati, i form con cui ci si poteva iscrivere per partecipare alle assemblee provinciali e regionali, il fatto che sarebbero permeabili. Nell'ottica paranoica del M5S delle origini, sarebbe gravissimo che un giornalista si infiltrasse per ascoltare la discussione del primo vero Congresso dei 5 stelle. Anche se certo, guai a chiamarlo così.

Su Facebook, via mail, attraverso messaggi WhatsApp, Sabatini lascia intendere che gli Stati generali non sono affidabili. Filtra l'idea di Casaleggio di invalidarli, non ritenendoli abbastanza sicuri, in caso il documento definitivo, che dovrà essere messo al voto sulla piattaforma Rousseau, non fosse di suo gradimento.

Ma se possibile, questo fa infuriare ancora di più chi per una volta ha cercato di fare a meno del manager e della sua potente macchina informatica. Nel nome di un principio molto chiaro che Roberta Lombardi, esponente del comitato di garanzia e quindi organizzatrice, spiega così: "Non si può giocare per sempre ai piccoli chimici della politica. Non possiamo essere solo un numero all'interno della piattaforma. Siamo persone in carne e ossa e per fare politica c'è anche bisogno di guardarsi in faccia".

Gli Stati generali M5S cominciano oggi con incontri in videoconferenza, su Zoom, divisi a livello provinciale (per città grandi come Roma) e regionale. Chiunque potrà iscriversi a parlare e fare il suo intervento sui tre punti principali: l'agenda politica del Movimento, la struttura che dovrà avere, le regole. Per dire, all'assemblea romana parlerà lo stesso Alessandro Di Battista, che ieri nelle anticipazioni del consueto libro di Bruno Vespa diceva cose come: "Se cambia la regola dei due mandati lascio i 5 stelle". E che da giorni fa call con attivisti per convincerli ad aderire alla sua posizione. Lo hanno fatto in 9, usciti allo scoperto ieri con una nota in cui si definiscono "area Di Battista". Ci sono sempre Barbara Lezzi, Eleonora Evi, Ignazio Corrao. Il sottosegretario al Mise Stefano Buffagni ha presentato un suo documento per provare a riconquistare il Nord.

Molti big si sono ritrovati su quello nato da una ricerca sociologica di Domenico De Masi. Una "mappa per il futuro del Movimento", come l'ha definita Luigi Di Maio, nata da interviste a esponenti M5S di diversa levatura, rimasti anonimi perché nessuno doveva conoscere l'identità dell'altro. Oltre all'ex capo politico, ci sono la vicepresidente del Senato Paola Taverna, le ministre Lucia Azzolina e Paola Pisano. E ci sarebbe - scopre oggi Repubblica - il fondatore Beppe Grillo.

Da quella mappa, viene fuori un Movimento che torna a utopie originarie come la decrescita felice, che continua a riporre estrema fiducia nella tecnologia e nello smartworking, ma apre alla necessità e all'integrazione degli immigrati e pur continuando a definirsi una terza via post ideologica, si pone senza esitazioni tra i "progressisti". Oltre ad affermare - come ha fatto notare Di Maio - che per guidare il nuovo M5S serve un organo collegiale e che alleanze sono possibili sulla base dei programmi visto che è difficile andare al governo da soli.

Un'impostazione che Di Battista e Casaleggio rifiutano, anche se l'ex deputato non chiude del tutto all'organo collegiale: dipenderà da come vanno le discussioni regionali, che daranno vita a documenti discussi dai rappresentanti dei diversi territori nella due giorni finale del 14 e 15 novembre. L'agitazione di chi è vicino a Casaleggio è talmente alta che ieri su WhatsApp giravano accuse di conflitto di interessi nei confronti del comitato di garanzia, a partire dal reggente Crimi e dalla stessa Lombardi.

Ma il processo è avviato e per quanto difficile e pasticciato, con migliaia di persone collegate su Zoom e l'impossibilità di riunire i 300 delegati in presenza, sarà difficile fermarlo. Con buona pace di Casaleggio, Dettori e Sabatini, per i quali avviare una discussione politica al di fuori del controllo di Rousseau corrisponde a una sorta di insopportabile tradimento. Per levare un'arma al manager e al fidato Di Battista, i big suggeriscono a tutti di non trattare adesso la discussione sui due mandati, perché rischierebbe di spaccare il gruppo parlamentare, minando anche la maggioranza di governo. L'intera discussione, col Paese in piena emergenza Covid, appare surreale.

Questo dicono alcuni ministri M5S dopo aver letto in agenzia le parole di Dibba. Questo gli verrà rinfacciato probabilmente oggi, se vale quel che ha detto un portavoce laziale in una call giovedì: "Rousseau ci ha usati come cavie e vuole controllare il partito di maggioranza del Paese". Anche per questo, il comitato di garanzia ha in serbo una sorpresa: chiederà che sia un ente terzo a certificare i prossimi, importanti voti sulla piattaforma. Quelli che, finiti gli Stati generali, dovrebbero cambiare lo Statuto. E dare inizio a una nuova era.


 

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