Italy

Oltre 2 milioni di euro in aiuti-Covid per comprare i carri raccolta delle mele. Manica: “Dubbi sulla legittimità dei provvedimenti”

TRENTO. Continuano a far discutere i “contributi Covid” assegnati dalla Provincia di Trento per l’acquisto di carri-raccolta, che sono finiti (quasi tutti) ai melicoltori della Val di Non. I dubbi sulla legittimità dell’operazione non mancano e proprio sulla questione, dopo un primo intervento, è tornato Alessio Manica. “Nella delibera – spiega il consigliere del Partito Democratico – si legge che, in risposta alla situazione emergenziale determinata dal Covid-19, ‘la Provincia ha introdotto varie misure a favore degli operatori economici, volte a contenere gli effetti negativi causati dall’emergenza sanitaria Covid-19 e per la promozione della ripresa economica del Trentino’”.

Sul piatto c’erano circa 3 milioni di euro messi a disposizione nell’ambito del provvedimento della Giunta Fugatti “Riparti Trentino” che, fra gli altri, destinava fondi anche al settore agricolo. È così che una volta stabiliti i criteri vengono aperti i termini (11 giugno) per la presentazione delle domande di contributo che, almeno in un primo momento, sarebbero dovute pervenire entro il 31 luglio 2020. A un certo punto però, si apre un vero e proprio valzer di proroghe. Il 24 luglio la Giunta, probabilmente perché ci sono ancora fondi disponibili rispetto a quelli stanziati, proroga i termini per la presentazione delle domande fino al 30 settembre 2020. Successivamente, il 6 novembre 2020, ben 35 giorni dopo la chiusura dei termini, la Giunta provinciale adotta una nuova delibera per prorogare ulteriormente i termini per la presentazione delle domande di contributo. Fatto strano è che, pur mantenendo invariati i criteri, il lasso di tempo per fare domanda è molto breve: poco più di una settimana, dal 7 al16 novembre 2020.

“È in questi nove giorni – sottolinea Manica – che vengono presentate la maggior parte delle domande di contributo per i carri raccolta”. Delle 197 richieste che sono state accettate dalla Provincia, per un totale di euro, ben 154 (88% circa) sono arrivate nella finestra di nove giorni a novembre. La seconda sorpresa arriva il 22 dicembre 2020, quindi oltre 30 giorni dopo la chiusura dei termini (già prorogati più volte), quando la Giunta Fugatti approva l’ennesima delibera dove vengono precisati i criteri per la presentazione delle domande. È qui che vengono nominati per la prima volta i carri raccolta.

Anzi, da quanto trapela la Giunta è intervenuta proprio perché diverse domande riguardavano carri raccolta e pedane semoventi. Così questi macchinari vengono inseriti di fatto nelle misure in grado di “fornire un aiuto straordinario per il contrasto alla diffusione del Covid-19 – perché, si legge nel provvedimento, i carri raccolta – assicurano più elevati livelli di sicurezza sul luogo di lavoro e un maggiore distanziamento tra gli addetti e concorrere al contenimento della diffusione del Covid-19”. A questo punto però vale la pena ricordare come l’88% delle domande totali siano arrivate durante l’ultima proroga di 9 giorni. “Un riconoscimento che arriva ex post – osserva Manica – perché probabilmente l’istruttoria tecnica delle domande aveva evidenziato perplessità sul rispetto dei criteri originari, e che risulta eufemisticamente piuttosto ardito”.

Un’ulteriore anomalia riguarda la distribuzione geografica delle domande. Delle 197 richieste ammesse a contributo ben 173 arrivano dalla Valle di Non (di queste il 44% arriva da tre Comuni: Ville d’Anaunia, Predaia e Campodenno). Fuori da questo ambito territoriale risultano solo 24 domande nonostante vi siano zone dove la coltivazione del melo è assai diffusa, come Valle dell’Adige, Vallagarina, Valsugana e Valle di Cembra. Per Manica è difficile spiegare come mai “una mole così massiccia di domande sia stata fatta apparentemente al buio, visto che solo ex post la Giunta ha stabilito che i carri potevano essere considerati coerenti con i criteri stabiliti dalla prima delibera”. È proprio per cercare di far luce su questi dubbi, che riguardano la legittimità stessa dei provvedimenti, che il consigliere del Partito Democratico ha depositato un’interrogazione con dieci quesiti ai quali la Giunta dovrà dare risposta.

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