Italy

Ospedali, fuga dei camici bianchi

Il Piemonte è tra le regioni in cui è più alto il numero di medici che hanno lasciato i reparti per andare nel privato o sul territorio. In testa l'Asl di Alessandria. Rivetti (Anaoo-Assomed): "Dopo lo spirito di servizio per il Covid, riprenderanno le dimissioni"

Altro che potenziare gli organici degli ospedali, come la pandemia fin dall’inizio ha drammaticamente mostrato sia necessario e urgente. La realtà è esattamente l’opposto: già prima dell’arrivo del Covid in Piemonte era incominciata la grande fuga dei camici bianchi dalle corsie. E in maniera più pesante rispetto a quasi tutte le altre regioni altre regioni.

Nel 2019, dai dati del conto annuale del Tesoro, il 3,5% dei medici ospedaliericontro il 2,9% della media nazionale, ha deciso di dare le dimissioni. “Siamo la quarta regione d’Italia come percentuale di medici che decidono di licenziarsi, dopo Marche, Veneto e Valle d’Aosta”, denuncia Chiara Rivetti segretario regionale di Anaoo-Assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri. In quell’anno sono stati ben 292 i medici che hanno visto un’alternativa migliore nel privato o nel lavoro sul territorio. “Migliore dal punto di vista economico, forse, ma certamente di qualità di vita”, rileva il sindacato che ricorda come “il lavoro in ospedale non è più attrattivo. Pochi decenni fa, essere assunti a tempo indeterminato in un reparto ospedaliero era un traguardo, l’obiettivo. Era il posto fisso di prestigio, che dava soddisfazione professionale, opportunità di carriera, una certa sicurezza economica. Ci si realizzava. A nessuno sarebbe mai venuto in mente di dimettersi dagli ospedali. Oggi non è più così. Un’alternativa migliore la si vede nel privato o nel lavoro sul territorio. Migliore dal punto di vista economico, forse, ma certamente di qualità di vita”.

Guardando al territorio regionale la classifica degli abbandoni vede al primo posto, tenuto conto del rapporto tra medici che hanno lasciato e numero di dipendenti, l’Asl Alessandria, seguita da quelle del VCO, la Cuneo1, l’Aso di Cuneo, quella di Alessandria, di Novara e l’Asl di Vercelli. Per quanto riguarda le specialità maggiormente penalizzate dalla fuga dei medici sono proprio quelle dove c’è maggior necessità di sanitari e dove i rischi per i pazienti sono più alti: Rianimazione, Medicina d’Urgenza, dove a far scattare la decisione sono turni disagevoli ed un lavoro usurante, Pediatria, specialità che offre allettanti sbocchi sul territorio, e a seguire Ortopedia e Ginecologia, che permettono di lavorare nel privato.

“Se analizziamo il trend degli ultimi 10 anni, i dati sono allarmanti. – spiega Rivetti – Il numero di medici piemontesi che si sono dimessi dagli ospedali è passato dai 92 del 2009 ai 292 del 2019. Anche se analizziamo i dati in relazione al numero totale di medici dipendenti la situazione è allarmante: si è passati dal 1% di dimessi nel 2009 al 3,5% nel 2019. In 10 anni, i medici che si licenziano sono aumentati di tre volte e mezza” 

Complessivamente, si sono dimesse più donne che uomini (il 3,2% del totale delle dottoresse, contro il 2.8% dei colleghi uomini) e “tutti questi dati confermano il quadro di gravissima sofferenza, non solo dei professionisti, ma anche del sistema sanitario nel suo complesso, che era stato fotografato dal sondaggio condotto da Anaao Assomed ad ottobre”.

Lungo l’elenco delle motivazioni alla base degli abbandoni: dal taglio del personale e la carenza di specialisti che hanno creato organici sempre più ridotti rendendo insostenibile il carico di lavoro alla presenza delle donne in sanità in progressivo aumento senza ovviare al fatto chee i turni disagevoli previsti dal lavoro in ospedale non consentono, soprattutto a loro, di dedicarsi alla famiglia come vorrebbero e poi ancora troppo lavoro burocratico, una svilita autonomia decisionale, la perdita del valore economico del lavoro, ma anche carenze organizzative e rischio di denunce legali così come di aggressione aumentato negli ultimi anni. “In queste condizioni, il privato diventa sempre più attrattivo, anche per la possibilità di un trattamento fiscale agevolato del reddito prodotto. La medicina di famiglia o specialistica ambulatoriale per il fatto di non conoscere il lavoro notturno e festivo”, l’amara la reale conclusione del sindacato. 

Se questi dati fotografano la situazione al 2019, quindi prima della pandemia,”c’è da scommettere – sostiene Rivetti – che la pandemia Covid aggraverà le fuoriuscite. Lo vedremo probabilmente dal 2021, perché nel 2020 lo spirito di servizio ha certamente fatto posticipare la scelta di dimettersi”. 

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