Italy

Padova, ricatto e stalking a don Albino Bizzotto. Il pm chiede il processo per 11 nomadi

Circonvenzione d’incapace, atti persecutori e tentata estorsione sono le accuse: per il sacerdote un calvario lungo due anni

PADOVA. Tutti a processo: è la richiesta formulata dal pm padovano Giorgio Falcone nei confronti di 11 nomadi nell’ambito dell’inchiesta sui ricatti a don Albino Bizzotto, il prete dei poveri e degli emarginati (nonché fondatore di “Beati i costruttori di pace”) che nell’arco di due anni aveva consegnato loro oltre 370 mila euro.

Le accuse e i protagonisti

Si tratta di Paola Di Colombi (25 anni), Revin Casalgrande (27), Patrik Casalgrande (36), Brajan Argentini (22), Sonny Argentini (31) e Alfonso Abbruzzese (29), finiti in carcere; Glenda Casalgrande (34 anni), Pamela Casalgrande (46), Priscilla Henik (36) ed Elvis Henik (40), destinatari della misura cautelare (più lieve) del divieto di dimora in Veneto; e infine Marina Di Colombi (33 anni) sottoposta all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, tutti residenti in campi a Cadoneghe e Vigonza nel Padovano, a Santa Maria di Sala nel Veneziano e a Montecchio Maggiore nel Vicentino.

Le accuse contestate? Concorso in circonvenzione d’incapace aggravata dal motivo di lucro, dall’aver provocato un danno patrimoniale pesante e dal fatto di aver preso di mira una persona rivestita della qualità di ministro del culto cattolico; stalking sempre aggravato; alcuni episodi di tentata estorsione pure con l’aggravante di minacce e infine violazione di domicilio, ultimo episodio che risale al 22 agosto 2020 destinato a segnare la fine di un calvario iniziato nel luglio 2018.

Quel 22 agosto Brajan Argentin si era intrufolato a casa di don Albino e lo aveva posto di fronte a una scelta: o sganciava altri soldi o avrebbe mandato da lui un gruppo di sinti che erano già andati in 2 o 3 macchine addosso a suo padre.

Gli episodi

“Ricatti e bugie” è il nome dell’operazione – affidata alla Guardia di Finanza e coordinata dal pm Falcone – che ha smascherato quel manipolo di approfittatori pronti a lamentarsi del loro stato di bisogno per mantenere la famiglia, per fronteggiare incidenti inventati di sana pianta, per saldare parcelle di inesistenti avvocati se non addirittura per spostarsi in elicottero con la scusa di essere rimasti bloccati in quarantena all’aeroporto di Milano. E don Albino – prete definito del capo d’accusa “dallo spirito caritatevole” – sempre disponibile a pagare in contanti o con ricariche postepay, prima convinto poi spinto da uno stato di paura.

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