Italy

Palamara al Csm:  «Mai accordi con Lotti,  non sono un corrotto»

«Io non ho mai fatto accordi con l’onorevole Luca Lotti per scegliere un procuratore di Roma che lo agevolasse nella sua vicenda processuale», si difende Luca Palamara davanti alla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, dove rischia la radiazione dall’ordine giudiziario. L’ex componente dell’organo di autogoverno dei giudici prova a sostenere che la famosa riunione notturna all’hotel Champagne dell’8 maggio 2019 nella quale lui, Lotti e l’altro deputato renziano Cosimo Ferri, insieme a cinque consiglieri del Csm (poi dimissionari) discutevano strategie e alleanze per la nomina del nuovo capo degli inquirenti romani, fu un incontro poco più che casuale. Niente trame occulte, niente summit segreti con il deputato-imputato Lotti. Il quale, secondo Palamara, quando raggiunse nottetempo quel drappello di magistrati nemmeno sapeva che si sarebbe parlato della scelta del successore di Giuseppe Pignatone, fresco di pensione.

Spartizioni e mercanteggiamenti tra correnti

«Allora perché — chiede il vice-procuratore generale della Cassazione Piero Gaeta, rappresentante dell’accusa — appena arrivato Lotti si dedica al conteggio dei voti, e dice “si vira su Viola”, o “si arriva a Viola”, “com’è che quello non vota Creazzo?”, “io vi consiglio di chiudere tra il 27 e il 28 maggio”?». Palamara non risponde, rifugiandosi dietro l’inutilizzabilità (reclamata da lui e dal collega-deputato Ferri, anch’esso sotto procedimento disciplinare) delle intercettazioni con un parlamentare: «Non avrò difficoltà a spiegare quando la Camera avrà sciolto la riserva sulla questione posta dall’onorevole Ferri». Quindi per ora non spiega. E cerca di riportare l’attenzione — come fa da mesi, ad ogni occasione — sull’andazzo generale di spartizioni e mercanteggiamenti delle nomine che comprendevano tutte le correnti e molti altri componenti del Csm.

Le conversazioni con il deputato-imputato

Cita una conversazione con un ex consigliere, sempre sul procuratore di Roma, ma un componente della disciplinare, il «laico» Emanuele Basile, lo interrompe: «Visto che all’hotel Champagne, a un certo momento, avete cominciato a parlare del nuovo procuratore, e lei sapeva che Lotti era un imputato proprio della Procura di Roma, non ha pensato che fosse opportuno fermarsi?». Palamara torna a ripararsi dietro lo stesso muro: «Risponderò dopo la decisione della Camera sulle intercettazioni». Poi prova ad alzare e allargare il tiro: «Lotti si trovava in una situazione simile anche quando frequentava l’attuale vicepresidente del Csm David Ermini, della cui nomina ho discusso anche con lui, e questo può avermi portato a sottovalutare il problema».

Il totonomine sulla Procura di Roma

Quello di Ermini è uno dei nomi che Palamara pronuncia più spesso nella sua autodifesa, insieme all’ex procuratore Pignatone («Anche con lui ho frequentato Lotti e ho discusso della sua successione») e altri magistrati, per dimostrare che lui era amico di tutti, parlava con tutti, riceveva richieste da tutti; e che sulla Procura di Roma c’era un continuo totonomine. Con l’accusa questo c’entra poco, e Gaeta contesta le divagazioni: «Con tutta la comprensione giuridica e umana... qui non si fanno comizi né talk-show». Palamara sbotta: «Io non invoco pietà, non faccio comizi e comprensione umana non ne ho avuta».

Le richieste dell’accusa e l’arringa difensiva

Il presidente della disciplinare, Fulvio Gigliotti, chiarisce all’incolpato che dovrebbe rispondere alle domande, per le «dichiarazioni spontanee» ci sarà un altro momento, ma lui insiste: «Io devo poter spiegare. Io per le nomine parlavo con tutti i magistrati e con i rappresentanti di tutte le correnti, ma non ho mai barattato la mia funzione, né volevo danneggiare qualche collega. Forse non ho focalizzato certi rapporti nella giusta maniera, e sull’opportunità di certe frequentazioni oggi farei valutazioni diverse, ma a passare per un traffichino o un corrotto davanti a voi non ci sto!». La prossima settimana potrebbero già arrivare le richieste dell’accusa, l’arringa difensiva e altre eventuali dichiarazioni di Palamara. Poi la sentenza.

Football news:

Juran ha guidato Khabarovsk SKA
Attaccante di Bruges Dennis sul gol di Zenith: ho detto che segnavo solo grandam, ma era uno scherzo
Difensore PSG Kimpembe Pro 1:2 con il Manchester United: può incolpare solo se stessi
Lopetegui pro 0:0 con il Chelsea: Siviglia ha mostrato un buon gioco di squadra
Rashford sulla vittoria contro il PSG: il Manchester United ha ora una forte posizione nel gruppo
Nagelsmann sulla vittoria contro L'Istanbul: non è completamente soddisfatto del gioco di Lipsia - è stata la stanchezza, non la pressione più efficace
Il portiere di Bruges Horvath su 2:1 con Zenit: hanno dimostrato che non dovremmo considerarci estranei noti del gruppo