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Pavia, onoranze funebri: “Abbiamo trattato salme infette da Coronavirus senza protezioni”

"La situazione è un po' pesante anche per noi, è tutto allucinante". A rivelarlo a Fanpage.it in una video intervista è stato un addetto di un'impresa di pompe funebri di Pavia, Fabio. Anche il settore delle onoranze funebri è stato esposto a rischi e pressioni enormi a causa dell'emergenza Coronavirus, e non sono mancate anche le vittime tra gli addetti. Uno dei motivi può essere anche quanto rivelato a Fanpage.it da Fabio: "Inizialmente era arrivata una comunicazione dall'Asl (l'azienda sanitaria locale) che le salme di persone affette da coronavirus andavano trattate come salme normali, e invece non era così. Anche se avevi la certezza che questa persona avesse il Covid trovavi la salma sotto un lenzuolo e la parte del kit infettivo la dovevi fare tu dell'impresa di pompe funebri. Ma noi non siamo medici o infermieri: a che rischio siamo stati sottoposti?".

Alla fine, circa una settimana fa sono arrivate direttive più precise e adesso "tutte le salme vanno trattate come infettive. Adesso c'è il kit infettivo: se vai in una struttura seria trovi la salma già chiusa dentro un sacco con la cerniera ermetica". Fabio spiega a Fanpage.it quali sono le delicate procedure da seguire per prendere in carico la salma di una persona morta a causa del Covid-19: "La salma, non vestita, viene avvolta in un lenzuolo con del liquido disinfettante Se abbiamo già in mano l'accertamento di morte del medico legale si procede con la chiusura delle casse che viene chiusa subito e va in deposito in alcune stanze che inizialmente erano predisposte per una salma, dove si allestiva la camera ardente".

Non siamo nessuno, siamo carne da macello

L'elevato numero di decessi, specialmente in alcune province lombarde, ha però stravolto questa prassi: "Adesso non si può più fare, le casse vanno lasciate su un semplice carrello e ci sono 4,5, o 6 fermi per ogni stanza e vanno portati il prima possibile in cremazione o al cimitero". Tante le difficoltà tra cui gli addetti si devono destreggiare: dalla mancanza di dispositivi protettivi al mancato riconoscimento del fatto di essere una categoria a rischio: "Noi non siamo nessuno, siamo le bestie, carne da macello". E c'è naturalmente anche un altro aspetto, quello psicologico: "Ho appena finito di lavorare, c'è stato un altro decesso – dice Fabio -. È morto questo signore e la moglie e i figli sono chiusi in casa in quarantena, non possono assistere nemmeno alla benedizione. E non lo vedono più. Sono costretti a casa, e questo capita spesso".

(Intervista a cura di Stela Xhunga)