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Pd, la mossa di Zingaretti. Anche la leadership in gioco al congresso

ROMA - Un dissenso strisciante, un "logoramento quotidiano". Nicola Zingaretti ne ha preso atto, soprattutto ora che le bordate arrivano dagli amministratori dem, con in testa i sindaci Nardella, Gori, Decaro e il governatore Bonaccini. Ma sul fronte donne, su cui era esploso lo scontro nel Pd, oggi nella direzione convocata ad hoc, il segretario potrà rivendicare la promessa mantenuta: su 6 sottosegretari, 5 sono donne. Anche se la composizione della squadra di sottogoverno nella coalizione con Salvini, è benzina su fuoco pure per le tensioni interne al Pd.

Per il resto, dicono al Nazareno; "Il segretario non ha la pazienza di Giobbe". Quindi ha deciso che il congresso del Pd ci sarà, e si discuterà anche della sua leadership, se è questo che si vuole. A ottobre-novembre o al più tardi a gennaio 2022. Comunque sarà l'Assemblea dei mille delegati del 13 e 14 marzo a trarre il dado. Sarà lì la prima resa dei conti.

Sta tramontando l'idea del congresso cosiddetto per tesi, senza discussione sulla linea del segretario e senza primarie per la leadership. Zingaretti sarebbe pronto ad ascoltare il suggerimento di Goffredo Bettini, cioè che occorre giocare in contropiede, non farsi macerare a fuoco lento. Rincarano al Pd: "Stop al logoramento quotidiano del segretario. La pazienza ha un limite. No a chi punta a logorare con Zingaretti anche il Pd, ingranando una marcia indietro per ritornare al partito solo e con pochi voti del 2018".

Ogni occasione è buona per le contestazioni. L'ultima è la polemica sul tweet del segretario dem di solidarietà a Barbara D'Urso in procinto di vedersi chiudere la trasmissione Live - Non è la D'Urso. Twitta Zingaretti: "In un programma che tratta di argomenti molto diversi tra loro, hai portato la voce della politica vicino alle persone. Ce n'è bisogno". Apriti cielo. Sui social Zingaretti si attira ironie ("Da Berlinguer alla D'Urso") e attacchi. Retweet ma anche commenti pesanti: "Che, gli hanno hackerato l'account".

Pd, il lapsus di Zingaretti: "Dobbiamo promuovere il nostro punto di vista critico con il rilancio del Pci"

Soprattutto però c'è il gruppo degli amministratori che pressa nel Pd. Il presidente dell'Anci, e sindaco di Bari, Antonio Decaro lancia un Sos sul partito in balia delle correnti in un'intervista a Repubblica. I primi cittadini di Bergamo e di Firenze, Giorgio Gori e Dario Nardella, vogliono una scossa. Così come il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, indicato come il futuro sfidante di Zingaretti.

Nardella chiede che il Pd "recuperi orgoglio e vocazione maggioritaria" e che ritrovi i milioni di voti persi: nelle politiche del 2008 il Pd, al suo esordio, fu votato da oltre 12 milioni di cittadini, in quelle del 2018 da sei milioni. Aggiunge Nardella: "Sono in sintonia con le dichiarazioni di Decaro e Gori, nel campo democratico sta emergendo un fronte compatto, da nord a sud, di amministratori locali che hanno vinto le ultime elezioni, portando al Pd consenso e popolarità. Sindaci e presidenti di Regione cominciano a parlare lo stesso linguaggio, perché vedono lo scollamento tra il Paese reale e un partito arroccato dentro i Palazzi romani e schiacciato dalla logica di potere delle correnti".

Scollamento è la parola più usata. Il Pd è lontano dalle realtà locali, commissariato in Calabria, Basilicata, Umbria e con i segretari dimissionari in Veneto e Marche. Alessandro Alfieri della corrente Base riformista (ex renziani) chiosa: "Serve una discussione profonda sull'identità del partito e il suo ruolo". Nicola Oddati, zingarettiano, incalza: "Chi vuole sostituire Zingaretti lo dica. I sindaci aiutino il segretario". Sempre aleggia il convitato di pietra Matteo Renzi: scioglierà Italia Viva e potrebbe tornare nel Pd?

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