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Pensione di reversibilità? Ora basta il testamento

Storica sentenza del tribunale di Foggia, che stabilisce la possibilità di ricevere la pensione di reversibilità, solamente grazie al testamento. Così, anche la "vedova" di una coppia non sposata può ricevere la quota della pensione della compagna morta.

A stabilirlo è stato il tribunale di Foggia, con una sentenza dell'ottobre del 2019, che riconosce alla vedova di una coppia omosessuale il diritto di ottenere la pensione di reversibilità, a partire dalla data di morte della compagna, nonostante le due non fossero legate legalmente.

La vicenda, riportata dalla Repubblica di Bari, racconta la storia di Lilli e Maria Teresa, conosciutesi nel 1989 e andate poco dopo a vivere insieme a Mandredonia, in provincia di Foggia. A quei tempi le unioni civili non esistevano. Poi, nel 2011, Maria Teresa morì improvvisamente, durante una risonanza magnetica in ospedale, ma alla compagna non venne riconosciuta la pensione di reversibilità.

Ma ora, a 9 anni dalla morte della compagna, ci ha pensato il tribunale di Foggia a dare una svolta alla vicenda, con un segnale storico. Infatti, i giudici hanno tenuto conto del testamento, fatto dalle due donne, che si nominavano eredi a vicenda, chiedendo anche di essere registrate come unico nucleo famigliare. Ad aiutare Lilli nella sua battaglia sono stati anche due avvocati, che hanno consigliato alla donna di presentare domanda amministrativa all'Inps e, dopo il primo rigetto, di passare all'ambito giudiziario.

La sentenza del tribunale di Foggia è considerata storica perché, per la prima volta, è stato chiamato in causa l'Inps e perché riconosce un diritto anche alle coppie anteriori a quelle formatesi nel 2016, anno della legge Cirinnà. L'unico appiglio, fino ad oggi, erano alcune sentenze emesse dalla Corte di giustizia europea.

Così, è stato riconosciuto alle coppie gay il diritto all'assegno, condannando l'Inps a pagare un eventuale "risarcimento". Avendo riconosciuto l'assegnazione della pensione di reversibilità anche a una "vedova" di una coppia omossessuale, il giudice aveva, di conseguenza, condannato l'Inps a pagare la pensione alla persona ancora in vita.