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Una medaglia divisa tra due atleti che hanno vissuto lo stesso drammatico infortunio: da Montecarlo all’Ungheria per arrivare insieme al podio di Tokyo

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Quella di Gianmarco Tamberi e il qatariota Mutaz Barshim è una storia bellissima. Condivisa e non cominciata a Rio 2016. Entrambi sarebbero dovuti arrivare in Brasile nella batteria dei favoriti, ma solo uno dei due quell’anno a gareggiare dall’altra parte dell’oceano ci è arrivato. Un brutto infortunio per Gimbo a Montecarlo lo costrinse a rimanere fuori, e a vedere i giochi da un letto d’ospedale. L’atleta delle Fiamme Gialle sull’involucro che copriva la sua gamba sinistra, quella che l’aveva tradito, aveva scritto: “Road to Tokyo 2020”. E’ stato il suo vero mantra per cinque anni. Le emozioni, la grinta ma anche la paura e gli scheletri nell’armadio, tutto quello che accompagna la vita di un atleta, si può solo immaginare. Per Barshim, argento a Rio, l’incubo comincia qualche anno più tardi. Stessa dinamica. Pronto all’ultimo salto, la gamba di stacco si pianta e il legamenti si lesionano.

Cinque mesi di stop e recupero difficile. Soprattutto per i giochi che sarebbero cominciati a meno di un anno dal suo rientro. In una emozionante intervista rilasciata sulle colonne de Il Messaggero, il nostro saltatore parla del suo oro e di quel rapporto così bello con il suo collega sul primo gradino del podio.

Perché Gianmarco Tamberi ha deciso di dividere l’oro olimpico con Barshim. Più forti della maledizione di Icaro

Quando un saltatore si fa male, la chiamano la maledizione di Icaro. Così proiettato verso il cielo da non rendersi conto che le ali di cera si sciolgono. Da Montecarlo all’Ungheria, fino al parimerito di Tokyo. «Per me è un grande amico, non ho mai nascosto che sia il più forte saltatore di tutti i tempi, ed è l’unico che insieme a me è passato attraverso un infortunio tremendo – racconta Tamberi sulle colonne del quotidiano romano – Vederlo saltare e vincere l’oro olimpico insieme a me è la cosa più bella che potesse capitare. Non c’è stato bisogno di parlarci, c’è bastato guardarci e darci un abbraccio. Nessuno dei due voleva togliere all’altro la gioia più immensa della propria vita». Una vittoria che porta a casa con il suo volto, lo racconta. E non con tutte quelle pur divertenti trovate di questi anni. Con i colori della sua nazionale, dice l’oro olimpico, ci è sceso Gimbo. Non Halfshave. Non l’uomo dai capelli bianchi. Ma solo l’atleta che giorno dopo giorno ha rincorso la più grande soddisfazione della vita professionale di un saltatore. Vittoria coronata con l’amico del Qatar, quello con cui, racconta nella sua intervista Tamberi, è bastato uno sguardo per capire che la gara era finita lì: nessuno avrebbe potuto togliere quel colore all’altro.