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Perché gli italiani "odiano" la nazionale

E va bene, si è capito che la maggioranza degli italiani preferirebbe scoprire nel prossimo week end se la Juventus e l'Inter sono uscite dalla crisi, se il Napoli può andare in fuga scudetto e se la caduta del Milan di settimana scorsa è stato solo il prodotto della sfiga o un campanello d'allarme. E vanno compresi i tifosi che da giorni toccano tutto quello che possono, purché sia di ferro, sperando che il proprio campione non rimedi un infortunio muscolare di nessun tipo, visto che poi il calendario non fa sconti.

Arriviamo anche a giustificare che ci sia un certo clima di depressione a poco più di un mese dal Mondiale degli altri, quello che noi vivremo in poltrona mentre tutto il resto del mondo pallonaro sarà in Qatar. Quindi ci sta che questa sosta della nazionale non sia in cima alle preferenze, che la Nations League nell'immaginario collettivo sia una sorta di Conference League per nazioni e che Italia-Inghilterra susciti emozioni come una puntata estiva (in replica) di Techechetè, fortunata trasmissione Rai che rispedisce i nostalgici nel passato sfornando spezzoni della tv che c'era e adesso non c'è più.

D'accordo tutto, ma l'odio e il disinteresse che circondano la nazionale di Roberto Mancini hanno assunto ormai i contorni della patologia, con l'aggravante di essere coltivati non solo da tifosi che in fondo si comportano da tali ma anche da una discreta fetta di chi i comportamenti della massa potrebbe educarli se non orientarli. E' sorprendente scoprire che la nazionale non interessa a nessuno. Non a chi ciclicamente fa la conta delle ore che separano dalla fine delle soste, non chi sbatte l'azzurro in ventesima pagina sepolta da notizie vere (o presunte) di mercato. Non da chi utilizza l'azzurro solo per inutili e ripetute dissertazioni su quanto siamo scarsi noi e quanto sono più avanzati altri sistemi, che certamente non mettono in cima ai loro pensieri la Nations League o le partite di qualificazione ai vari Europei o Mondiali ma, almeno, riescono a comprendere l'importanza di stare vicino alle rispettive nazionali con un minimo senso di opportunità se non di patriottismo.

Tirare contro l'Italia di Mancini è diventato ormai mestiere redditizio, sui social e nei bar sport televisivi. Salvo poi precipitarsi sul carro del vincitore quando succede, come a noi è successo non più tardi di 15 mesi fa. Invece la nazionale merita di più, ha bisogno di una mano proprio adesso che l'orizzonte è scuro e che si fatica a vedere la luce in fondo al tunnel.

Contro l'Inghilterra l'elenco degli assenti per infortunio è così lungo che si fa fatica quasi a metterlo insieme senza perdere i pezzi. Chi se ne frega, dicono i soliti, basta resistere qualche giorno e torneranno campionato e Champions League. Non è così. Se perdiamo rischiamo di compromettere anche il futuro, la qualificazione al prossimo Europeo e il processo di ricostruzione cui siamo condannati. E sarebbe un problema per tutti, anche quelli del "chissenefrega", pronti ad evocare il bel calcio di una volta con meno partite e meno impegni (anche se le amichevoli della nazionale ci sono sempre state), a muoversi osservando dove tira il vento per non trovarsi dalla parte contraria. A occuparsi dell'Italia solo per parlarne male in un loop senza fine. Ecco perché oggi più che mai all'Italia si deve stare vicini. Comunque vada.