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Perché non dobbiamo arrenderci alla bocciatura del DDL Zan

Ieri ho immaginato di festeggiare un passo avanti per il Ddl Zan, non è andata così. Hanno festeggiato quelli che l'hanno ucciso, più di metà Senato ha ballato in aula sul corpo morto dei diritti.

Sono state immagini devastanti. Bocche allupate sul morto, urla, denti da maschio bianco ricco ed eterosessuale di fronte alle telecamere, la soddisfazione dei capibranco nel calpestare la dignità di altri esseri umani.

Guardo le mie figlie e penso: studiate tanto, studiate inglese e lasciate questo putridume di Paese prima che potete. Costruitevi qualcosa dove almeno per i diritti non dovrete lottare ogni giorno, ma poi penso che anche fuori non è sempre facile.
Penso che i motivi per partire siano tanti, ma alcuni anche quelli per restare. Io resterò.

La strada verso i diritti è sempre stata in salita, sdrucciolevole, e conquista la vetta solo chi cade almeno dieci volte. Ieri siamo caduti, un immenso "patapunfete".
Cadremo di nuovo prima del successo, c'è da scommetterci.
Facciamo un esempio, pensate alla pena di morte: fu abolita per la prima volta in Toscana nel 1786. Poi in tutta Italia nel 1889. Poi fu ripristinata in ogni regione dal codice fascista nel 1930.
Poi fu abolita di nuovo nel 1944, e reintrodotta l'anno dopo. Poi abolita nel 1946 con l'avvento della Repubblica, tranne i casi previsti da leggi di guerra. Nel 1994 venne abolita anche nel codice penale militare. Nel 2007 sono stati tolti i riferimenti in Costituzione.

Ancora esempi.
In Italia l'adulterio è stato reato fino al 1968.
Il divorzio reato fino agli anni '70, neanche se la moglie veniva picchiata ogni giorno dal marito poteva divorziare.
Fino al 5 agosto del 1981 esistevano delle disposizioni per cui la pena era attenuata in caso di delitto d'onore, cioè se uccidevi tua sorella perché secondo te vestiva con un top aderente e questo nuoceva alla reputazione del tuo cognome, se l'avessi uccisa ti avrebbero condonato una buona parte della pena, perché l'onore è importante e il top era troppo stretto.

Le unioni civili in Italia sono del 2016, il matrimonio ancora non c'è.

In Italia non si può scegliere neanche come morire, non abbiamo l'eutanasia ma avremo il referendum. Nel 2021 però non puoi ancora scegliere sul tuo fine vita, neanche se sei devastato da sofferenze irreversibili. E ieri hanno bloccato il Ddl Zan.

La traversata nel deserto è sempre un'odissea.
Per sancire un diritto siamo sempre dovuti passare da epopee corali, è la nostra Storia.

Lo dico a te che mi leggi, ma prima di tutto lo dico a me, ho bisogno anche io di sentirmelo dire: freghiamocene di chi dice "rosica" o "non cambierà mai niente". Anzi, sapete una cosa? La frase più pericolosa del mondo è proprio "abbiamo sempre fatto così".
Se lo abbiamo sempre fatto, se qualcuno ha sempre detto "fr**io", è ora che cambi lui, non noi. Ieri gli aggressori hanno ricevuto una legittimazione, ma non può piovere per sempre, diceva un film, e siamo noi a dover soffiare via le nuvole.

Chiedetelo a Marcell Jacobs: prima di diventare il più veloce ha attraversato tanti inferni, ma ora nessuno potrà portargli via la medaglia d'oro.

La Storia ci insegna che una volta conquistato un diritto, poi difficilmente questo viene sottratto, e sapete perché? Perché con i diritti si vive meglio, e le persone se ne accorgono, sono strane ma non stupide.
Una volta ho detto: "I diritti sono come un raggio di sole, se io mi abbronzo a te non rubo niente", e continuo a pensarlo.

Restiamo in cammino, senza niente di cui vergognarci (noi).

Sono giornalista e video reporter. Realizzo reportage e documentari in forma breve, in Italia e all'estero. Scrivo libri, quando capita. Il più recente è "Siate ribelli. Praticate gentilezza". Ho sposato Fanpage.it, ed è un matrimonio felice. Racconto storie di umanità varia, mi piace incrociare le fragilità umane, senza pietismo e ribaltando il tavolo degli stereotipi. Per farlo uso le parole e le immagini. Mi nutro di video e respiro. Tutti i miei video li trovate sul canale Youmedia personale.