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Petrolio: i tagli Opec+ bloccati dal Messico

Per contrastare il crollo dei prezzi del petrolio, i paesi produttori riuniti nell’Opec+, a cominciare dai pesi massimi Arabia Saudita e Russia, hanno raggiunto un accordo sui tagli alla produzione. Il calo sarà pari a 10 milioni di barili al giorno in maggio e giugno. Resta fuori dall’intesa soltanto il Messico.  

Tuttavia, l’accordo raggiunto è ancora una dichiarazione d’intenti più che un’intesa vincolante. I tagli veri e propri non sono ancora stati sottoscritti, ma il vertice ha ottenuto comunque l’importante risultato d’interrompere – almeno sulla carta – la guerra dei prezzi fra Riyad e Mosca.

In teoria, se tutto andasse come previsto, l’Arabia Saudita e la Russia , secondo i report di Bloomberg e Reuters che riferiscono le indiscrezioni di alcuni delegati all’uscita del meeting di giovedì, dovrebbero ridurre la produzione di 8,5 milioni di barili/giorno ciascuna, in maggio e giugno, lasciando agli altri membri Opec un taglio del 23% circa. Così si raggiungerebbe il taglio di 10 milioni di barili giorno complessivamente. Altri 5 milioni di barili di tagli sarebbero invece a carico degli altri produttori del Gruppo dei 20, fuori Opec, che si riunisce venerdì pomeriggio. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato però che la produzione degli Usa è già diminuita naturalmente per la discesa della domanda.

L’accordo prevede inoltre che, da luglio a dicembre 2020, il taglio scenderà a 8 milioni di barili al giorno, per poi ridursi ulteriormente a 6 milioni di barili fra gennaio e aprile 2022.

Intanto oggi, venerdì, approfittando anche della chiusura delle Borse, andrà in scena una riunione straordinaria del G20 dei ministri dell’Energia. L’obiettivo dell’incontro è facilitare il “dialogo globale e la cooperazione”, si legge nella nota ufficiale. Ovvero convincere anche i messicani che però hanno detto di non voler partecipare alla riunione e di essere disposti a rinunciare a soli 100.000 barili giorno contro i 400.000 che vengono loro richiesti.

La prossima videoconferenza dell’Opec+ si terrà invece il 10 giugno.

A cause della pandemia di coronavirus, nelle ultime settimane la domanda globale di carburanti è caduta a picco: -30%, pari a circa 30 milioni di barili in meno al giorno. E molti analisti ritengono insufficiente persino la quota di 15 milioni di barili per stabilizzare i prezzi sul mercato.

L’incertezza determinatasi dopo la riunione Opec+ ha deluso il mercato, che evidentemente si aspettava un taglio alla produzione più deciso (o più concreto). I prezzi, infatti, continuano a scendere: l’ultima quotazione del Brent si attesta a circa 32 dollari al barile, in calo del 3%, mentre il Wti viaggia a 23,29 dollari al barile (-7,1%).

Allo stesso tempo, le scorte sono ai massimi, tanto che si prevede una saturazione della capacità di stoccaggio mondiale già a maggio. Una situazione di cui i sauditi approfittano per fare shopping, ad esempio acquistando azioni Eni e di alcune tra le principali Major europee.

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