Italy

Più di 80 orsi e 13 branchi di lupi, nel Chiese presenza stabile di una lince. I danni da lupo calano del 32%, ma aumentano quelli provocati dagli orsi

TRENTO. Il 2019 è stato un anno felice per gli orsi trentini infatti, come riportato dal Rapporto grandi carnivori 2019 redatto dal Servizio Foreste e fauna Pat, nell’arco dell’intero periodo non si sono registrati decessi fra i plantigradi. Stimando la presenza di un numero di nuove cucciolate comprese fra le 9 e le 12, per un totale di 16-21 cuccioli, è possibile stabilire che gli orsi presenti sul territorio provinciale sono tra gli 82 e i 93 esemplari. Per quanto riguarda la distribuzione dei plantigradi solo tre esemplari si sono allontanati dal Trentino: M29 e M46 in Svizzera (M29 anche in Piemonte) e M4 in Friuli-Venezia Giulia. 6 orsi invece hanno gravitato, oltre che in Trentino, anche in province limitrofe, in particolare M7, M44 e M52 in provincia di Bolzano, M19 e M38 in provincia di Sondrio e M57 in provincia di Brescia.

Un dato curioso riguarda l’esemplare M35, un maschio di 5 anni e mezzo, di cui si erano perse le tracce nel 2016 (quando venne rilevato l’ultimo campione genetico), quest'anno è stato “ritrovato” ancora vivo. L’altra storia riguarda la riabilitazione e il rilascio in natura del cucciolo M56, molto probabilmente scampato a un tentativo di infanticidio da parte di un maschio che voleva accoppiarsi immediatamente con la madre.

Com’è risaputo il monitoraggio del lupo, l’altro grande carnivoro presente in Trentino, è iniziato nel 2010 con il ritorno naturale dei primi soggetti, dopo la scomparsa dal territorio provinciale avvenuta verso la metà del XIX secolo. Anche grazie alle informazioni fornite dalla Regione Veneto, dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Regione Lombardia, è possibile affermare che attualmente ci sono 13 branchi (o gruppi familiari) i cui home range, nel corso del 2019, hanno interessato almeno in parte il territorio provinciale. Ben 11 di questi si ritiene gravitino almeno in parte anche sul territorio di province limitrofe (Verona, Vicenza, Belluno, Alto Adige/Südtirol e Brescia), mentre solo 2 graviterebbero interamente entro i confini provinciali. A questi si aggiunge la nuova coppia di lupi avvistata sul monte Baldo.

Da segnalare che nel 2019 sono state rinvenute le carcasse di due esemplari morti: il 10 marzo nel torrente Avisio è stato recuperato un maschio al quale erano stati amputati testa e zampe, mentre il 16 maggio in località di Carbonare, comune di Folgaria è stata rinvenuta una femmina gravida della quale non è stato possibile accertare la causa di morte.

Infine, per quanto riguarda la lince, in Trentino è stato individuato un unico esemplare, si tratta del maschio B132 proveniente dal cantone svizzero di San Gallo: dal novembre del 2012 B132 si è stabilito nella porzione sud-occidentale della provincia, in particolare tra i monti della val d’Ampola e quelli in destra Chiese, sopra Darzo e Lodrone, al confine con Brescia.

Sul fronte dei danni provocati dai grandi carnivori, nel 2019, sono stati registrati 274 episodi, dei quali 228 da orso e 46 da lupo; nessuno da lince. Complessivamente sono stati liquidati 190.083,81 euro, di cui 152.689,68 euro per danni da orso e 37.394,13 euro per danni da lupo. Mentre i dati relativi all’orso fanno registrare un incremento rispetto al 2018 (+31%), quelli relativi al lupo mostrano un significativo calo (-32%), pur a fronte di un forte aumento dei lupi presenti sul territorio.

Particolarmente turbolento il comportamento dell’orso M49, altrimenti noto come Papillon, il giovane maschio nato nel 2016 si è reso responsabile di ben 44 eventi di danno per una cifra indennizzata pari a 45.016,53 euro che rappresentano il 30% della somma complessiva indennizzata nel 2019 per tutti i danni da orso. Solo i plantigradi KJ1 e MJ5 possono vantare un “curriculum” paragonabile che però si ferma rispettivamente a 10 e 11 episodi, nemmeno un terzo delle incursioni di M49-Papillon.

Nel corso del 2019 sono state presentate al Servizio Foreste e fauna 170 richieste per misure di prevenzione dei danni da grandi carnivori (recinti elettrici e cani da guardiania), volte alla protezione dei patrimoni zootecnici e apistici, con un calo rispetto al 2018 del 18% circa. In questo senso il totale degli investimenti in opere di prevenzione è stato pari a 199.200 euro.

Ad ogni modo, come sottolineato nel rapporto Grandi carnivori: “Il calo dei danni da lupo si ritiene possa essere legato all’adozione da parte degli allevatori di sistemi più accorti di gestione di greggi e mandrie – ma anche – all’utilizzo di misure di prevenzione idonee alla riduzione del rischio di predazione come la custodia, recinzioni e cani da protezione. Ciò – prosegue il rapporto – può aver indotto i lupi a predare maggiormente ungulati selvatici e, per quanto riguarda i branchi posti nelle aree di confine della provincia, a predare di più al di fuori della stessa”. Un segno quindi che il comportamento dei grandi carnivori, nella stragrande maggioranza dei casi, può essere condizionato adottando le misure di prevenzione adeguate, in modo da garantire una convivenza fra uomini e animali.

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