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Polonia, Kaczynski «il gattaro» e la guerra dei visoni: balla il governo

dal nostro corrispondente
BERLINO — I gatti sono più importanti delle persone? Sembra un quesito degno di George Orwell. E invece, sia pur in senso lato, è diventato il rovello che lacera la politica polacca e rischia addirittura di precipitare una crisi di governo che potrebbe condurre a elezioni anticipate. Tant’è. La coalizione nazional-conservatrice che guida la Polonia è sull’orlo del collasso, appena un anno dopo la vittoria del PiS, il Partito Diritto e Giustizia, nelle elezioni dello scorso autunno. A innescare la crisi è stata l’approvazione, giovedì notte, di una nuova legge per la protezione degli animali che ha spaccato la maggioranza e ha messo in rivolta il mondo contadino. Le nuove misure prevedono fra l’altro il divieto di allevare animali da pelliccia e l’imposizione di severe restrizioni alle macellazioni rituali, due temi sensibilissimi, la Polonia essendo terzo produttore mondiale di pellicce di visone e uno dei maggiori esportatori di carne kosher e halal. Inoltre, il provvedimento proibisce di usare fiere nei circhi e incatenare i cani.

Primo campione della legge, l’uomo forte del sistema e capo indiscusso del PiS, Jaroslaw Kaczynski, grande amante dei gatti, unici compagni della sua vita da scapolo: «Una questione personale», avrebbe detto agli amici. Ma il decreto ha esposto una profonda divisione ideologica dentro la coalizione e all’interno stesso del Partito Diritto e Giustizia. Non discusso preventivamente fra gli alleati, è infatti passato con i voti contrari sia di Polonia Unita, la piccola formazione ultranazionalista guidata dal ministro della Giustizia Zbigniev Ziobro, sia di ben 38 deputati del PiS, fra i quali il ministro dell’Agricoltura Jan Krzysztof Ardanowski. È stato appunto quest’ultimo a tirare in ballo i mici: «Se decidiamo che i gatti sono più importanti delle persone, allora sarà la fine della civiltà cristiana», ha detto con toni spengleriani. Diciassette dei ribelli del PiS sono stati sospesi dal partito, primo passo verso l’espulsione.

In realtà, i diritti degli animali hanno fatto da detonatore a una crisi che covava da mesi. In cerca di spazio politico, Ziobro spinge da tempo per un corso ancora più conservatore e antieuropeo, proponendo fra le altre cose una legislazione punitiva verso le ong sul modello ungherese o il ritiro della Polonia dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e le violenze domestiche. Ma secondo i media polacchi Ziobro vorrebbe anche far ritorno nel PiS, da cui era stato espulso nel 2011, in vista della lotta per la successione a Kaczynski. La decisione di andare avanti con la legge animalista, pur sapendo che avrebbe comportato polemiche e rivolte interne, sarebbe secondo alcuni osservatori una mossa dello stesso Kaczynski (la cui passione animalista resta genuina) per stanare i suoi alleati riottosi ed eventualmente scaricarli. Di più, abbracciando il tema dei diritti degli animali egli prova a tendere la mano ai giovani elettori, sempre meno numerosi nel sostenere il PiS. «Un governo di minoranza o elezioni anticipate, tutte le opzioni sono sul tappeto», ha detto il portavoce del governo Piotr Mueller.

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