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Porto Cervo, l’imprenditrice russa: «Ho ripreso mia figlia solo per proteggerla»

PORTO CERVO Non ci sta ad essere demonizzata come madre crudele, in fuga con la figlia rapita (leggi qui tutta la storia). Aleksandra Dubrova: «Sono andata a Porto Cervo per riabbracciare mia figlia. Quando mi sono avvicinata ho sentito due mani stringermi il collo, era il padre. Sono caduta e quando mi sono ripresa ho preso per mano la bambina e sono corsa via. L’ho portata via per proteggerla». Da Montecarlo la manager non si limita ad affidare la sua replica a La Nuova Sardegna e passa al contrattacco anche sul fronte giudiziario: fa sapere di essere andata alla questura di Imperia, la più vicina al Principato di Monaco — dove si trova con Sara, 8 anni (nome di fantasia) — e di avere a sua volta denunciato il suo ex compagno, esibendo un certificato medico che attesta lesioni per 6 giorni di cure.

Carte bollate

Non si ferma la guerra a colpi di carte bollate fra la manager russo/ucraina, braccio destro del miliardario Tom Barrack già proprietario della Costa Smeralda, e Stefano S., romano, apprezzato consulente nel mondo del marketing e della comunicazione d’impresa:«Ma quale bodyguard russo… Ero sola, con me non c’era nessuna guardia del corpo. Nel residence c’erano tante persone, qualcuno può averlo fermato, io non so chi può essere stato». Anche il papà va giù pesante. Ieri sera ha integrato la prima denuncia per lesioni, percosse, sottrazione di minore con un’accusa (sequestro di persona) che alza il tiro della contesa e, se confermata dalle testimonianze e ove accolta dalla Procura della Repubblica di Tempio, potrebbe generare un ordine di carcerazione internazionale.

La fuga

La storia è però ingarbugliata, le denuncia alla polizia di Imperia complica ulteriormente le indagini, la magistratura dovrà valutare le due versioni e gli avvocati — Valentina Vaccaro e Francesca Fiori per Stefano S. e Sabrina Mura per la Dubrova — sono alle prese con i problemi fra il tribunale dei minori di Sassari, che ha affidato provvisoriamente fino a settembre la piccola al padre, e l’autorità giudiziaria del Principato di Monaco, con relativi possibili problemi di competenze e giurisdizione. Sulla «fuga» della Dubrova a Montecarlo ci sono due piste, entrambe con un passaggio in Corsica. Utilizzando i mezzi pubblici di comunicazione, traghetto da Santa Teresa di Gallura, dove la manager è stata vista le scorse settimane, per Bonifacio. Oppure, come sembra più probabile, viaggio sullo stesso yacht di amici che l’hanno portata in Sardegna e che ripartendo ha fatto uno scalo tecnico ad Ajaccio o Bastia e ha proseguito per il Principato, dove è arrivato mercoledì.

Chi è

«Aleksandra è una tosta, non mollerà mai». La manager ha ancora molti amici in Costa Smeralda, anche se sono lontani gli anni in cui era amata e odiata, come donna/ombra plenipotenziaria di Barrack e trattava con piglio deciso con politici e amministratori l’espansione edilizia sui terreno delle società controllate dalla «Colony Capital», il fondo d’investimento del finanziare americano di origine libanese, amico personale di Donald Trump. Carriera folgorante: a poco più di 30 anni la Dubrova già affiancava Barrack ed era amministratore delegato della Smeralda Resort , con ruoli di primo piano anche in Smeralda holding e nella costellazione di società proprietarie dei 2500 ettari di terreno sopra la spiaggia di Liscia Ruja. Ma il progetto di costruire alberghi e residenze di lusso con migliaia di metri cubi di cemento non è stato mai approvato, anche per il blocco delle costruzioni sulle coste imposto dalla legge urbanistica regionale imposto dall’allora governatore Renato Soru.

L’ombra di Barrack

E Barrack ha passato la mano, cedendo la Costa Smeralda agli sceicchi del Qatar che ne sono gli attuali proprietari Anche nell’operazione Barrack-Qatar c’è la mano di Alexandra Dubrova, con passaggi complicati e decine di milioni di evasione fiscale contestata, finiti anche nel mirino della magistratura. Al tribunale di Tempio Pausania la manager ha un altro conto in sospeso: è imputata (con altri manager, imprenditori e amministratori pubblici) di corruzione per una vicenda di ampliamenti degli hotel di lusso Romazzino, Pitrizza e Cervo. Il processo è in corso, prossima udienza a settembre, proprio in concomitanza con la decisione dei tribunale dei minori di Sassari sulla «guerra» fra genitori separati che si contendono la piccola Sara.

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