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Pozzuoli, ecco le rovine romane sommerse del Rione Terra

Ecco le foto «underwater» del Rione Terra di Pozzuoli raccolte per il Corriere del Mezzogiorno da Paolo Primiani di Napoli Dive Inn. I reperti fotografati in mare indicano chiaramente un’area abitata sin dall’epoca dei Romani. Sono evidenti grosse mura e tracce di domus e colonnati. Sono molto chiari i manufatti in mattoni refrattari, opus reticolatum e mura perimetrali ben conservate nonostante l’esposizione alle mareggiate.

Sulla terraferma il Rione Terra conserva pure testimonianze medievali ma è edificato su una colonia romana (una acropoli) che risale al 194 A.C. Fu un importante scalo portuale per il commercio del grano destinato all’Urbe. Alla caduta dell’Impero, a causa della mancanza di valide fortificazioni e dei fenomeni di bradisismo lungo la costa, la città si restrinse sul promontorio che divenne una rocca fortificata. Il graduale sprofondamento del litorale spopolò, verso la fine del V sec., la parte bassa della città che andò a vivere nel Rione Terra, fortificandola e facendone il castro puteolano.

Ma ci racconta questa esperienza direttamente Paolo Primiani.

Sono cresciuto a Pozzuoli, anche se le origini della mia famiglia sono diverse, ed amo questa terra. Amo esplorarla e documentarla ma da un punto di vista diverso, da cui pochi possono ammirarla, dal fondo del mare.

I Campi Flegrei serbano una storia antichissima, fatta di dominazioni, migrazioni, battaglie le cui testimonianze sono evidenti. Tra le tante meraviglie di questo territorio il Rione Terra ha sempre esercitato un fascino particolare. Una roccaforte abitata nei secoli da diversi popoli come i romani nel 300 Avanti Cristo, anche se già i greci li avevano preceduti nel VI secolo A.C.

Questa rocca a picco sul mare ha subito notevoli mutazioni per le invasioni e per il bradisismo che, dopo il V secolo ha inabissato tutta l’area costiera confinando la parte abitabile nei dintorni del ‘castro’. Il fenomeno del bradisismo ha sempre caratterizzato, e continuerà a farlo, la geologia dei Campi Flegrei.

Incuriosito da una ripresa aerea fatta da un drone, in cui si evincevano “palificazioni” e “mura sommerse”, ho deciso di documentare quel tratto di mare divenuto ‘museo naturale’. Un luogo pieno di storia e di bellezza, lì davanti agli occhi di tutti, eppure ignorato dalla maggior parte di passanti e turisti perché celato dal mare.

Appena si entra in acqua, dopo pochi metri sotto (il livello del mare) ci si ritrova circondati da una serie di strutture verticali come pilastri di sostegno, e poi mura di abitazioni e colonnati. Una sequenza di 9 strutture verticali con ampia base d’appoggio a testimonianza di una imponente costruzione di cui dovevano far parte.

Continuando a pinneggiare sott’acqua verso Nord Ovest si iniziano ad intravedere delle mura ben definite, con evidenza di mattoni refrattari ed opus reticulatum, la cui geometria ricorda chiaramente una struttura abitativa con delimitazioni delle aree, e dei colonnati. Numerose parti sono insabbiate o adagiate sulle pareti. Il diametro di circa 60 cm e l’altezza di oltre un metro e mezzo confermano la presenza di aree abitate durante il periodo di emersione delle terre prima del VI secolo.

Questa esplorazione ha aperto le porte di un mondo sommerso e … non finisce qui.

Ritornerò presto sempre con la mia fedele macchina fotografica e questa volta munito anche di scooter subacqueo.

Alcune delle foto scattate in questo meraviglioso angolo di storia e di natura, le vedete di seguito. Ciao.

(Coord. ed. Luca Marconi \ Redazione online)

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