Italy

Prescrizione, arriva la tregua: ma la maggioranza è ancora divisa

La riforma Bonafede, che congela i tempi di prescrizione dopo il primo grado di giudizio, torna a mietere consensi tra chi non la vuole. E Fratelli d’Italia, per la seconda volta in due giorni, fa riemergere le divisioni nella maggioranza sul tema giustizia.

Dopo la bocciatura, lunedì, dell’emendamento a firma Delmastro Delle Vedove, che chiedeva di bloccare la riforma, ieri è stato respinto anche l’ordine del giorno, dello stesso deputato di FdI, che invocava un impegno del governo «ad adottare ogni iniziativa necessaria al fine di superare, quanto prima, la riforma della prescrizione». Forza Italia, Italia viva e Lega si sono astenuti. Azione non ha partecipato al voto e il Pd, per evitare che l’odg venisse approvato, ha votato in favore dell’avversata riforma, assieme al M5S.
«Il governo Draghi sembra sempre più una prosecuzione del Conte bis, anche nei suoi aspetti più critici fra cui quello di trasformare i cittadini in sudditi sottoposti a processi a vita», ha rimarcato il meloniano Delmastro, spingendo la maggioranza alla difesa.

«Ci asteniamo come atto di fiducia nei confronti della ministra Cartabia e di una forte discontinuità rispetto al recente periodo di oscurantismo giuridico e manettaro», spiega il forzista Pierantonio Zanettin. Ed Enrico Costa, di Azione, ammette: «Da FdI arriva una sollecitazione verso una direzione che avevamo intrapreso. Ma nel rispetto del nuovo ministro abbiamo trovato una sintesi».

Una sintesi che, come per il blocco degli sfratti, è stata trovata con un rinvio a data da destinarsi. Ad ottenerlo la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, grazie a un richiamo ai principi costituzionali e ai valori di riferimento dell’Unione europea. Già lo chiamano «metodo Cartabia». Applicato alla giustizia si è condensato in un ordine del giorno, approvato ieri, che «impegna il governo ad adottare le necessarie iniziative di modifica normativa e le misure organizzative volte a migliorare l’efficacia e l’efficienza della giustizia penale, in modo da assicurare la capacità dello Stato di accertare fatti e responsabilità penali in tempi ragionevoli (art. 111 Costituzione), assicurando al procedimento penale una durata media in linea con quella europea, nel pieno rispetto della Carta, dei principi del giusto processo, dei diritti fondamentali della persona e della funzione rieducativa della pena».

Soddisfatti i Cinque Stelle che, con Mario Perantoni, rivendicano: «Mi pare evidente che il clima politico sia cambiato sul tema della riforma del processo penale. Qualcuno sembra non voglia prenderne atto e continui a fare crociate». Mentre il dem Alfredo Bazoli fa notare che l’odg «consente finalmente di deporre le armi della polemica, e di concentrarsi sul merito dei problemi».

Ma è proprio nel merito che sorgono le divergenze. Anche fra i tecnici. Secondo il presidente dell’Unione Camere penali, Giandomenico Caiazza, «la soluzione è la riscrittura della legge delega». Per Bazoli, invece, ripartire da zero «comporterebbe una ulteriore rilevante dilatazione dei tempi». Mentre, sostiene, il «dl Bonafede sarà l’occasione per misurarci su una riforma di sistema che affronti il tema in modo coerente, superando forzature e le contraddizioni della riforma della prescrizione approvata da M5S e Lega».

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