Senza toni aspri, però Zingaretti l'ha detto: "In questa tempesta non è il momento di navigare a vista, c'è bisogno di un cambio di passo del governo". Il segretario del Pd è critico e insiste: c'è bisogno del Mes, di quei 37 miliardi per la sanità, sui quali non può continuare il "confronto ideologico come pretenderebbe il M5S, perché ogni posizione non può costituire una bandierina inamovibile".

Chiama in causa Roberto Gualtieri, cercando di archiviare le polemiche sulla contrarietà del ministro dell'Economia. "Serve un confronto nel merito: il Mes - dice Zingaretti - è una linea di credito con interessi più bassi...Noi, anche con il ministro Gualtieri, riteniamo utile accedere a questo prestito".

È la sfida del Pd al premier Conte. È il pressing sui 5Stelle. Ai grillini è rivolto anche l'altro appello che riguarda il voto nelle grandi città e la scelta dei candidati sindaci. "Alleanze ovunque", esorta il segretario. Però "niente baratti nazionali o geometrie di vertice, si decide terrirorio per territorio, città per città in totale autonomia. Abbiamo la possibilità di vincere di nuovo".

Nella direzione del Pd di ieri molta carne al fuoco: dal "progetto per la sanità da presentare al tavolo di programma del governo", alle alleanze a Torino, Roma, Napoli e Bologna, al partito che verrà. Tutti si iscrivono a parlare (da remoto), tanto da dover prevedere un secondo round: lunedì prossimo la direzione è riconvocata. Non si discute di rimpasto, sarebbe da marziani - fa sapere il segretario a chi traduce la richiesta di cambio di passo con un cambio di squadra di governo. Però Matteo Orfini chiede che si tolgano "persone inadeguate dalla guida dei ministeri chiave: il Pd si impegni in prima persona". Prevale la preoccupazione per i contagi e la crisi economica , per cui è indispensabile "una visione comune e un patto di legislatura".

Un allarme espresso da Goffredo Bettini, il consigliere più ascoltato da Zingaretti, che avverte: "Avendo sentito tante persone mi risulta che bolle in pentola qualche cosa, non so bene cosa ma non sento un clima nella società italiana compatto e disponibile all'attesa e di fiducia nei confronti di chi governa". Il numero due del Pd, Andrea Orlando mette il dito nella piaga del rapporto con i governatori, definendo "incolore" l'ultimo Dpcm di Conte.

Anche il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini lancia l'affondo: "Il Mes ci vuole e subito". Alla possibilità di slittamenti delle amministrative di primavera non si fa cenno (anche se l'ipotesi circola), ma Alessandro Alfieri chiede siano rinviate le regionali previste in Calabria dopo la morte di Iole Santelli. Da affrontare il discorso candidature. A Roma la speranza dem è che Virginia Raggi alla fine ci ripensi, perché sulla sua ricandidatura s'infrange ogni intesa Pd-5S. In calendario perciò ci sono le primarie del centrosinistra tra marzo e aprile, cercando di convincere Carlo Calenda a partecipare. Lui però vuole sapere se l'alleanza con i 5S è "il piano A del Pd per Roma. Altrimenti cosa ci raccontiamo al tavolo della coalizione?".

A Milano, la ricandidatura di Beppe Sala. A Bologna, si pensa a Matteo Lepore. A Napoli, i nomi che circolano sono Nicola Oddati e Enzo Amendola, il ministro degli Affari europei. A Torino, dopo il passo indietro di Appendino, si parla molto di Guido Saracco, rettore del Politecnico.