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Prima delle botte il male può iniziare da una parola

Quando le donne parlano della violenza che subiscono, solo loro sanno da dove cominciare a raccontarla. Uno schiaffo, un calcio o una morte sono violenza: nessuno lo mette in discussione. Ma la violenza non comincia da quei gesti. È una cultura e attraversa tutti i contesti della vita di una donna. Comincia con le parole, anche quelle apparentemente innocue, quelle con cui vieni cresciuta, che ti senti ripetere dalle scuole elementari fino all’università, quelle che ti gridano per strada dai marciapiedi, quelle che usano per denigrarti e quelle per farti stare zitta.

Continua con il controllo, quando ti dicono come devi vestirti, truccarti, dove puoi o non puoi andare, chi devi o non devi vedere, che scelte puoi fare per essere gradita e gradevole e quali invece no, anche se vorresti farle. Funziona quando ti fanno credere che certi percorsi di studio o di lavoro non siano adatti a te, perché poco femminili. Ti lavora accanto tutte le volte che ti chiamano “ragazza”, mentre ai tuoi colleghi spetta il titolo di studio, cancellando la tua professionalità. Viene agita col sorriso quando al lavoro chiamano tutti per cognome e te per nome, negandoti l’identità sociale. La si esercita ogni volta che ti rifiutano la possibilità di usare il titolo professionale declinato secondo il tuo genere, insinuando che una donna non possa essere competente.

La ribadiscono con le parole ogni volta che pensano di poterti ridurre al tuo corpo e giudicarti da quello. È violenza ogni volta che ti trasformano da persona in funzione, affermando che tu non possa essere altro che la mamma o la moglie di qualcuno. È violenza ogni volta che ti fanno scomparire dai contesti in cui potresti esprimerti con autorevolezza. È violenza quando non chiedono il tuo consenso per toccarti, fare allusioni sessuali o mandarti messaggi privati, ma lo è anche quando ti pagano meno di un uomo che fa il tuo stesso lavoro.

È violenza quando ti dicono che sei troppo giovane per essere presa sul serio, troppo vecchia per essere ancora ascoltata, troppo svestita per essere credibile, troppo poco per essere desiderabile. È violenza ogni volta che fai notare che queste cose sono violenza e ti chiedono se hai il ciclo, se scopi abbastanza, e fatti una risata, non capisci neanche una battuta, non farne una tragedia, perché sei così acida, sorridi dai, che il broncio ti invecchia. Quando arriva lo schiaffo, tutto il resto è già successo e tante donne in questi giorni hanno deciso di raccontarcelo. Le testimonianze, raccolte in un video, sono sul sito di Repubblica.

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