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Professore decapitato, 13enne che lo accusò mentiva: "Non ero in classe quel giorno"

Disse al padre che l'insegnante l'aveva allontanata dall'aula prima di mostrare le vignette satiriche su Maometto di Charlie Hebdo: mentì. La 13enne che accusò il professore francese Samuel Paty, decapitato da un terrorista ceceno lo scorso 16 ottobre, avrebbe raccontato una bugia. Secondo quanto riporta il quotidiano francese Le Parisien, la ragazzina non era andata a scuola quel giorno. "Non ero in classe", avrebbe rivelato agli inquirenti.

Il professore "giustiziato" daL terrorista ceceno

Samuel Paty, professore francese di 47 anni, fu ucciso barbaramente da un estremista musulmano dopo aver tenuto una lezione sulle vignette caricaturali di Maometto firmate dalla redazione di Charlie Hebdo. Il 18enne Abdoullakh Anzorov, filoterrorista ceceno, lo decapitò davanti alla scuola di Conflans-Sainte-Honorine, nella banlieue di Parigi. La follia del killer esplose verosimilmente dopo aver appreso la notizia che una giovane studentessa del quartiere, di fede islamica, fosse stata allontanata dall'aula durante la lezione. Ma, stando a quanto riferisce il quotidiano Le Parisien, la ragazzina avrebbe inventato di sana pianta la circostanza.

La versione della 13enne

Aveva raccontato al padre che il professore l'aveva invitata ad uscire dalla classe prima di mostrare ai compagni le vignette satiriche. Adirato per l'accaduto, Brahim Chnina, 48 anni, papà della giovane studentessa vicino agli ambienti dell'Islam radicale, incalzò una polemica social sulla condotta xnofoba dell'insegnante. Nella versione inventata dalla ragazzina, Paty avrebbe chiesto agli studenti di alzare la mano a chi era di confessione musulmana così da poter mostrare le immagini del profeta Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. La studentessa mentì ai poliziotti subito dopo l'assassinio: "Mi disse che disturbavo in classe e mi di invitò a uscire".

"Non ero in classe quel giorno"

A distanza di mesi dalla tragedia, la 13enne avrebbe ritratto le accuse rivolte all'insegnante rivelando di aver mentito. "Non ero in classe quel giorno" e Paty non costrinse nessun suo allievo musulmano ad uscire dalla classe. Propose, al contrario, se qualcuno fosse troppo turbato dalle immagini di chiudere gli occhi. "Ho mentito su una cosa...", sono state queste le prime parole della ragazzina agli inquirenti. E poi: "Se non avessi raccontato quelle cose a mio padre, tutto questo non sarebbe successo" avrebbe affermato. Il padre - sotto inchiesta per complicità in omicidio - si è "rammaricato" della piega presa dagli eventi in seguito alla sua campagna sui social, basata su falsità. L'avvocato della ragazzina rigetta su di lui la colpa per la reazione "spropositata", rifiutando di lasciare alla minore (che dopo un periodo di lezioni a distanza ora ha cambiato scuola) tutta la responsabilità dell'assassinio di Samuel Paty.

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