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Qualcuno era maradoniano: ode a Diego Armando Maradona, il più grande di tutti

Qualcuno era maradoniano perché aveva i capelli ricci.
Qualcuno era maradoniano perché aveva perso tutti i capelli.
Qualcuno era maradoniano perché ti davano 100 figurine Panini per averlo.
Qualcuno era maradoniano perché provava e riprovava in giardino a palleggiare come lui ma, a stento, ne faceva tre.
Qualcuno era maradoniano perché sembrava Abatantuono nano.
Qualcuno era maradoniano perché solo grazie a lui ti rendevi conto cosa volesse dire il termine rivalsa.
Qualcuno era maradoniano perché aveva pagato mille lire solo per vederlo il 5 luglio 1984.
Qualcuno era maradoniano perché Platini era una Maria Antonietta con i calzettoni.
Qualcuno era maradoniano perché non cadeva mai, nemmeno di fronte alle ingiustizie.
Qualcuno era maradoniano perché ci vuole l’uomo dell’ultimo passaggio.
Qualcuno era maradoniano perché al fratello maggiore piaceva Antognoni.
Qualcuno era maradoniano perché contro l’Inghilterra non si era mica capito che aveva segnato con la mano.
Qualcuno era maradoniano perché contro l’Inghilterra non si era mica capito come aveva segnato il secondo gol.
Qualcuno era maradoniano perché il lunedì era più felice.
Qualcuno era maradoniano perché Boniperti, Trapattoni e Agnelli erano simpatici come le emorroidi il 18 luglio.
Qualcuno era maradoniano perché del calcio me ne frego, ma adoro il gesto atletico.
Qualcuno era maradoniano perché da ragazzo aveva tirato una punizione nel sette.
Qualcuno era maradoniano perché ha fatto vincere uno scudetto a Luciano Sola.
Qualcuno era maradoniano perché grazie a lui aveva il caffè sospeso al bar.
Qualcuno era maradoniano perché il gol su punizione contro la Juve era un chiaro errore di chi ha montato il servizio.
Qualcuno era maradoniano perché per la prima e unica volta nella vita aveva vinto.
Qualcuno era maradoniano perché “Se Ferlaino accattass’ due terzini buoni l’Intercontinentale non ce la leva nessuno”.
Qualcuno era maradoniano perché non si sentiva più solo.
Qualcuno era maradoniano per sfizio, qualcuno per principio, qualcuno per imposizione paterna.
Qualcuno era maradoniano perché “sennò abbuscav’ a scol’.”
Qualcuno era maradoniano perché aveva “abbuscat’ a scol’.”
Qualcuno era maradoniano perché nell’apoteosi dell’estremo atletico si ravvisa l’allure artistico del genio. Capito, no?
Qualcuno era maradoniano perché il sistema calcio vedeva i napoletani come una minoranza necessaria. Qualcuno era maradoniano perché nel giorno del primo scudetto si è fatto la comunione.
Qualcuno era maradoniano perché Napoli deve cambiare.
Qualcuno era maradoniano perché Napoli va bene così com’è.
Qualcuno era maradoniano perché in pochi anni Pino Daniele, Massimo Troisi e Maradona nello stesso luogo.
Qualcuno era maradoniano perché “Nun se po’ semp’ aspettà diman’.”
Qualcuno era maradoniano perché l’incremento della vendita di magliette false sfiorava picchi colossali.
Qualcuno era maradoniano perché il Coronavirus a Bergamo è un dramma nazionale, quello a Napoli il solito disastro meridionale.
Qualcuno era maradoniano perché al Totonero aveva giocato 1 fisso.
Qualcuno era maradoniano perché Puzone, quello in basso a destra nella foto ufficiale, sembrava Nino D’Angelo.
Qualcuno era maradoniano perché Berlusconi aveva già la faccia di chi voleva fottersi tutti.
Qualcuno era maradoniano perché con la moneta di Bergamo la lira fu rivalutata in un attimo.
Qualcuno era maradoniano perché “Pensav’ ca murev’ e nun o verev’.”
Qualcuno era maradoniano perché vivere a Napoli non è farlo a Torino, Milano, Perugia…
Qualcuno era maradoniano perché una guerra di camorra è una guerra, per tutti.

Qualcuno era maradoniano perché credeva che per essere felice ci voleva qualcosa in più del semplice tirare a campare. Perché arrangiarsi va bene, ma chi dice che si vive d’espedienti ha il culo al caldo. Perché siamo stati conquistati e sfruttati, controllati e fregati, ma non ci hanno mai convinto con la speranza del domani. Sì, qualcuno era maradoniano perché non voleva che finisse mai quella magia, quella sensazione di essere migliore di come ti descrivono, migliore di quello che gli altri vogliono, migliore di come ti senti.

E adesso?

Adesso che non c’è, che non possiamo più pensarlo vicino? Siamo vedovi, abbandonati, o forse in un limbo vuoto, in un’assenza tiepida, un tepore ottuso. Dal 17 marzo 1991 cerchiamo un approdo, una meta, un parametro. Perché quella bellezza ci prende ancora alla gola e inizia a scendere, muovendosi come una vipera, sul cuore e nello stomaco, verso luoghi del nostro corpo che non conosciamo e sentiamo soltanto adesso. Come ricostruirci un futuro senza la bellezza? Chi ce la può dare, dove è andata finire? La cerchiamo ovunque, tra le cose materiali coi soldi e le manfrine culturali con le idee. Ma nessuno più la tocca. L’avevamo tra le mani, ogni giorno crescente, anche le sconfitte erano raggi di calore.

Adesso vinciamo ma è un perdere col sorriso, un essere comunque battuti da chi ci ha negato per secoli il volo. Dobbiamo reinventarcela, dobbiamo reinventarcelo un nuovo Maradona. Uno che slaccia il talento e gode con noi, uno che ti guarda e capisce quanto amore rimbalza, uno che si guarda le scarpe e sa di essere più importante per gli altri che per se stesso.

Uno così ci vuole. Per Napoli. Per noi.

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