Italy

Quando Beppe Fenoglio «piegava il vento e la terra»

Caro Aldo,
Beppe Fenoglio proveniva dalle Langhe piemontesi, e tramite i suoi scritti tipici per il cosiddetto «impasto linguistico» ci ha lasciato un ricordo molto pragmatico ma altrettanto «magico» della Resistenza, a partire dai «23 giorni della città di Alba». Che idea si è fatto lei di Fenoglio e della Resistenza a lui legata?
Flavio Maria Coticoni, [email protected] gmail.com

Caro Flavio Maria,
Ho sempre il sospetto che Beppe Fenoglio sia (non da lei) molto citato e poco letto. Spesso viene presentato come lo scrittore che demitizzò la Resistenza; quasi un revisionista ante-litteram. Ed è vero che Fenoglio racconta i partigiani in carne e ossa; quindi non come angeli, ma come uomini, che commisero errori — talora anche crimini — e violenze gratuite. In una pagina drammatica, ad esempio, Fenoglio racconta la «punizione» inflitta a una donna fascista, rapata a zero dai partigiani, che poi corrono a masturbarsi. È vero però anche che Fenoglio fu di un antifascismo intransigente. Inoltre, credeva al valore etico e anche a quello epico della lotta antifascista. Si sentiva come un soldato di Cromwell, con il fucile in spalla e la bibbia nello zaino. Non era affatto comunista, al referendum del 1946 votò monarchia. Quando i fascisti chiedono al partigiano Johnny cosa faranno dell’Italia, lui risponde: «Una cosa alquanto piccola, ma del tutto seria». In un’altra pagina terribile di «Una questione privata», un vecchio langarolo dice a Milton: «Tutti, tutti li dovete ammazzare, perché non uno di essi merita di meno. La morte, dico io, è la pena più mite per il meno cattivo di loro. Con tutti voglio dire proprio tutti. Anche gli infermieri, i cucinieri, anche i cappellani…». Ovviamente Fenoglio non la pensava così. Il passo che restituisce meglio il modo in cui pensava la Resistenza è questo: «Partì verso le somme colline, la terra ancestrale che l’avrebbe aiutato nel suo immoto possibile, nel vortice del vento nero, sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana. E nel momento in cui partì, si sentì investito, in nome dell’autentico popolo d’Italia, a opporsi in ogni modo al fascismo, a giudicare ed eseguire, a decidere militarmente e civilmente. Era inebriante tanta somma di potere, ma infinitamente più inebriante era la coscienza dell’uso legittimo che ne avrebbe fatto. E anche fisicamente non era mai stato così uomo, piegava erculeo il vento e la terra».

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L'ingiustizia

«Le bollette telefoniche a mio marito morto di Covid»

Nel marzo 2020 mio marito è morto per Covid in soli 4 giorni. Alla disperazione si sono aggiunti i problemi burocratici, che dopo mesi ho risolto: dichiarazione dei redditi, successione, nuovo conto corrente, altre incombenze di una certa importanza. Una questione è ancora in sospeso: il contratto del cellulare con un noto operatore! Da giugno sto combattendo per richiedere la cessazione del telefonino di mio marito. Sono riuscita a cambiare l’intestazione del pacchetto comprendente la linea fissa, internet e due cellulari; ho dato il nuovo Iban per l’addebito sul conto e l’11 giugno ho spedito con raccomandata il modulo con i dati per cancellare il cellulare di mio marito. L’addebito in banca non è stato mai perfezionato e continuo a fare la fila alle Poste per il pagamento di un pacchetto che comprende anche il telefono di una persona deceduta da mesi! Nonostante le innumerevoli telefonate al numero commerciale, un reclamo via fax e comunicazioni via mail, nulla è cambiato! Per protesta non ho pagato la bolletta di novembre e… miracolosamente in dicembre l’addebito in banca è stato fatto! Però la cancellazione del cellulare, richiesta 6 mesi fa, non è stata effettuata! Ciliegina sulla torta, il 15 gennaio, è arrivata una raccomandata indirizzata a mio marito, morto da 10 mesi: gli si ingiunge di pagare la bolletta di novembre (intestata a me da luglio scorso)! Si può tollerare un tale disservizio, un tale vergognoso e colpevole disinteresse a danno degli utenti, da parte di un’azienda di portata nazionale nei riguardi dei tanti che, come me, vivono situazioni terribili e dolorose?
Gabriella Pesce, Bergamo

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