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Quando Zan chiese alla Rai di censurare i cattolici in tv

Il cantore della libertà con il bavaglio fra le mani. Un post del 2013 pescato dal battagliero periodico Tempi accende i riflettori su Alessandro Zan, il politico del momento, autore del ddl sull'omotransfobia al centro delle polemiche, ancora di più dopo l'esplosione del caso Fedez.

Oggi Zan dà lezioni di galateo e buone maniere politically correct, ma all'epoca sparava al bersaglio grosso: «Possibile che in Rai se si parla di gay bisogna ricorrere per forza ad ospiti ultra cattolici e omofobi?». Per la cronaca l'ultrà segnalato da Zan era l'avvocato Giancarlo Cerrelli, non proprio un passante ma il vicepresidente dell'Unione giuristi cattolici italiani: l'avevano invitato in Rai, a Uno Mattina, per discutere del ddl contro l'omofobia presentato da un altro deputato del Pd, Ivan Scalfarotto, antesignano di quello targato Zan.

Allora la presenza di Cerrelli, contrario alla proposta Scalfarotto, suscitò un vespaio di polemiche e la componente lbgt dei 5 Stelle si rivolse al neopresidente della Commissione di vigilanza Rai Roberto Fico per spingerlo a fare pressioni sui vertici Rai, così da avere ospiti più «accomodanti».

Insomma, la stessa censura denunciata da Fedez, ma otto anni prima e in forma quasi conclamata, non strisciante ma quasi esibita in nome della lotta ad ogni forma di prevaricazione verbale. Solo che a farne le spese erano i tradizionalisti, quelli che nel linguaggio double face di molti politici e opinionisti sono chiamati gli «oscurantisti» solo perché la pensano diversamente.

La libertà è sempre un esercizio difficile e le opinioni non possono calpestare l'altrui dignità. Su questo tema Zan ha scritto un lettera al Foglio dai toni rassicuranti, spiegando che la nuova norma non calpesterà la possibilità di avere idee in contrasto con il pensiero alla moda: «Un prete in chiesa potrà sempre dire che l'unica unione è fra un uomo e una donna, come un politico durante un comizio potrà sempre dire che è contrario alla stepchild adoption».

Ci mancherebbe. Zan aggiunge che verranno perseguite invece le espressioni offensive, crudeli, insultanti, per esempio contro i gay. Concetti che sfiorano l'ovvio ma che convincono fino a un certo punto perché i ragionamenti controcorrente potrebbero essere incasellati come l'anticamera di posizioni discriminanti e scorrette. Vedremo.

Nel 2013 però Zan andava all'attacco di Cerrelli con quel post a forma di spillo: «Chiederò l'intervento della Commissione di vigilanza. È impensabile che il servizio pubblico si faccia megafono di tesi, teorie e personaggi che esprimono opinioni discriminanti e che si scagliano contro la discussione in corso in Parlamento, senza alcun contraddittorio politico».

Parole allarmanti che suscitano dubbi e retropensieri listati a lutto sulla capacità di far convivere e rispettare scuole di pensiero differenti. Certo che non c'è solo la censura gridata da Fedez ma ci sono forme sottili di emarginazione delle idee che non piacciono agli artisti di successo, agli intellettuali che stanno sempre dalla parte giusta, ai leader che cavalcano l'indignazione facile e ai collezionisti di like. Insomma, una specie di censura al contrario, talvolta strisciante, qualche volta esplicita.

Cerrelli fu invitato ancora da Mara Venier nel salotto di Domenica in ma poi fu congedato senza tanti complimenti. Una coincidenza? Chissà. L'inappuntabile Zan, che oggi ringrazia Fedez e gli porta la sua solidarietà, aggiungeva a proposito del solito Cerrelli: «Per caso quando si parla di questioni legate al cattolicesimo la Rai invita rappresentanti delle comunità gay per esprimere un'opinione?».

Una domandina suggestiva che, se si riflette, chiude a doppia mandata la complessità e la ricchezza dell'evento cristiano dentro il ghetto di una speciosissima questione di genere. Peggio di una discriminazione.

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