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Quegli occhi da italiani in ferie immortalati nei filmini di famiglia

Quegli occhi da italiani in ferie immortalati nei filmini di famiglia

Nonna Rosaria troneggia come un capotribù al centro della foto, tutta vestita di bianco, circondata da figli e nipoti in costume da bagno. Accanto a lei un piccoletto gonfia il petto, un altro tiene le mani sui fianchi con aria fiera, un altro ancora è steso vicino alla barchetta in miniatura. L’immagine in bianco e nero, scattata sulla spiaggia dello stabilimento balneare “Della porta”, a Terracina, risale al 1936, in piena era fascista. Ci fa sorridere su come eravamo e in parte siamo tuttora: il clan matriarcale in cui la donna non ha il diritto di voto ma è il vero capofamiglia, tira le fila, organizza e dà sicurezza, un po’ coach un po’ despota. I nipoti hanno ripescato la foto di nonna Rosaria in fondo a un cassetto in casa di zio Francesco, nella cittadina del litorale laziale. 
 

Come loro, durante il lockdown molti italiani hanno approfittato del tempo vuoto per mettere in ordine le memorie di famiglia, scandagliare armadi, soffitte e archivi di smartphone e computer, riportare alla luce fotografie ingiallite, tremolanti filmini, immarcescibili super 8. Non potendo immaginare il futuro con il suo carico di incognite, in molti hanno cercato riparo nel passato, si sono riconnessi con le proprie radici, con le persone care diventate d’un tratto lontane e le vacanze di una volta, spensierate e infinite. Le villeggiature al mare e le gite in montagna riecheggiano quelle descritte da Natalia Ginzburg nel suo “Lessico famigliare”, le scampagnate in cui era consentito portare soltanto «una determinata sorta di cibi, e cioè: fontina; marmellata; pere; uova sode; ed era consentito di bere solo del tè, che preparava lui stesso», il padre Giuseppe, «sul fornello a spirito». Una sobrietà austera quasi buffa, vista con le lenti di oggi.

In questa strana estate del dopo-Covid, dicono i sondaggi (Coldiretti/Ixè) che più di nove connazionali su 10, tra coloro che andranno in vacanza (chi potrà permetterselo), hanno scelto come meta l’Italia. E se la spiaggia resta la destinazione preferita, cresce il turismo di prossimità con la riscoperta dei piccoli borghi e dei centri minori nelle campagne, mentre crollano le presenze nelle città e gli arrivi di turisti dall’estero. Nel gioco sottile tra presente e passato, nostalgia e ansia per il futuro è l’occasione giusta per scoprire Home Movies, l’Archivio Nazionale del film di famiglia, con sede a Bologna. Un patrimonio impressionante, circa trentamila pellicole originali e inedite in formato ridotto (Super 8, 8 mm, 16 mm, 9,5 mm) fatte in casa dagli italiani, girate tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del Novecento. Da quasi vent’anni i ricercatori di Home Movies raccolgono, curano, valorizzano la memoria privata, una vasta mole di materiali interamente digitalizzati, storie di famiglie, associazioni, imprese, parrocchie, scuole. 
 

Una porzione dell’archivio, dal titolo “Memoryscapes”, viene ora offerta al pubblico attraverso percorsi tematici e geografici, oltre mille brevi filmati che compongono le prime due serie: “Lungo la via Emilia”e “Cartoline italiane”. Il progetto, realizzato grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna e del Mibact, comprende la storica corsa delle Mille Miglia, il Giro d’Italia, il traffico  nelle città negli anni Cinquanta, le strade vuote durante l’Austerity nei Settanta, i canti per la Liberazione, i graffiti colorati e le proteste studentesche. E ancora, le gite in tempo di guerra, i borghi degli Appennini e le spiagge affollate ai tempi del boom economico. Ma anche Pompei visitata negli anni Venti,  i viaggi di ritorno degli “italianamericans”, le Alpi viste con gli occhi degli sciatori nel dopoguerra. Le campagne e le città che cambiano.

«“Memoryscapes” è una sfida e un traguardo fondamentale: finalmente, dopo quasi vent’anni, siamo felici di rendere visibili a tutti le pellicole provenienti da ogni parte d’Italia», dice Paolo Simoni, direttore dell’Archivio, coadiuvato da Ilaria Ferretti, responsabile della catalogazione, e Mirco Santi, che coordina il restauro delle pellicole: «Nella nostra lunga esperienza di archiviazione abbiamo capito che il primo approccio nei confronti di queste immagini è di tipo emozionale: il ricordo, il riconoscimento, la nostalgia di un tempo passato che ha attraversato la nostra infanzia, o quella dei nostri genitori, dei nostri nonni, fino alle generazioni più lontane a cui siamo legati come parte di una narrazione comune».
 
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Trentasette anni dopo "Sapore di mare", il regista e sceneggiatore Enrico Vanzina torna a raccontare con una commedia gli amori e le gelosie dell'estate. Un'operazione nostalgia ricordando gli anni Ottanta: «Quella volta che Lucio Dalla in due ore mi fece capire l'anima della Romagna»

Ogni anno Home Movies organizza a Bologna Archivio Aperto
, manifestazione dedicata alla riscoperta del patrimonio cinematografico privato, dal film di famiglia al film sperimentale e d’artista. La scorsa edizione si aprì con un omaggio a Jonas Mekas, artista visionario e padrino del New American Cinema, in queste settimane gli organizzatori lavorano alla prossima rassegna, in autunno, ospitata in diversi luoghi della città. «Il cinema privato è il controcanto, spesso invisibile, della storia. La sfida del nostro lavoro è farlo emergere e riscoprirlo. I pranzi di famiglia, le scampagnate, i battesimi, gli eventi politici, sportivi, religiosi. Le vacanze al mare», aggiunge Simoni.

Già, le vacanze al mare. Esplorando l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia e le pellicole restaurate sorprendono le spiagge e le piscine filmate a metà anni Trenta da Nicolò La Colla, giornalista e cineamatore nato a Salemi, borgo dell’entroterra trapanese, nel 1898. Personaggio eclettico e difficilmente inquadrabile: appassionato di fotografia, di viaggi e di esperanto, la lingua internazionale artificiale creata a fine Ottocento per favorire l’avvicinamento dei popoli, sostenitore dell’ideologia nazionalfascista, dopo aver partecipato all’impresa fiumana di D’Annunzio si trasferisce a Torino, dove scrive per la Gazzetta del Popolo.


In uno dei suoi documentari di viaggio conservati nell’archivio bolognese, La Colla accosta località borghesi di mare come Sanremo ad altre decisamente popolari, Ostia ad esempio. E poi inserisce le riprese di una spiaggia a Copenaghen, negli stessi anni. Con un effetto spiazzante: in Italia le donne indossano costumi da bagno in due pezzi, appaiono allegre, emancipate, lontane dell’austera immagine femminile propagandata dall’Istituto Luce. E, soprattutto, molto più disinvolte rispetto alle coetanee danesi. «La Colla è il prototipo dell’uomo moderno, che ama la tecnologia e la cinepresa 8 millimetri, esponente di una borghesia che aderisce al fascismo ma mostra il dietro le quinte della propaganda di regime», aggiunge il presidente di Home Movies.

Nel caso di La Colla gli appunti visivi privati acquistano un rilievo più ampio, l’obiettivo puntato su un dettaglio finisce per abbracciare un’intera epoca. Talvolta, invece, il viaggio si trasforma in una scintilla che dà la spinta a un progetto. Lou Dematteis è cresciuto ascoltando i racconti dei suoi nonni immigrati dall’Italia. Nel 1971, a soli 22 anni, fece il suo primo viaggio nella Penisola senza neanche la macchina fotografica, l’anno successivo tornò con una Nikkormat fiammante. Il risultato è “Un viaggio di ritorno/ A journey back”, album di famiglia e vivido affresco per immagini di un Paese da nord a sud, punto di partenza di una carriera di fotografo che lo portò in seguito a ricoprire il ruolo di caporedattore di Reuters News Pictures. «Avevo talmente sentito parlare dell’Italia dai miei nonni che una volta arrivato, per le vacanze e per scoprire le mie radici, mi sono sentito subito a casa», dice Dematteis via Skype dal suo appartamento a San Francisco: «Fu un viaggio per certi aspetti sconvolgente, mi colpì soprattutto la concentrazione di arte e architettura: gli Uffizi, la Cappella Sistina e altre meraviglie».
 

Per gioco o per curiosità, l’immersione nell’archivio è uno strumento formidabile per ricostruire un pezzo di memoria collettiva. Chi ricorda le colonie estive? Nate nell’Ottocento per i bambini affetti da malattie tubercolari, durante il fascismo si trasformano in luoghi di propaganda, per poi recuperare slancio sociale nel dopoguerra, fino al declino con il boom economico. Un tempo era l’unica occasione per andare in vacanza al mare per centinaia di migliaia di bambini. Solo in Romagna ne esistevano quasi 250, alcune disegnate da grandi architetti come Clemente Busiri Vici, che progettò quella di Cattolica per i figli degli italiani all’estero. 

Dalla macchina del tempo dell’archivio bolognese riaffiora il filmato girato nel 1957 in una colonia per bambine di famiglie indigenti (che adesso non esiste più) a Porto Corsini, oggi Marina di Ravenna. Le piccole camminano in spiaggia tenendosi per mano, una di loro suona l’organetto, poi si rincorrono felici. Le immagini provengono dal fondo di Salvatore Dradi, un repubblicano di Ravenna oggi scomparso. Un frammento di un pianeta lontano, un’era remota rievocata dai giovani di “In Loco. Il museo diffuso dell’abbandono”, che racconta il territorio romagnolo attraverso una settantina di luoghi caduti nell’oblio. Una guida turistica alternativa, sette itinerari tematici con mappe cartacee, sito web e App gratuita. Si intitola “Totally Riviera” l’itinerario alla scoperta delle colonie e degli ospizi marini per l’infanzia della costa romagnola, tra cui la Colonia Varese di Milano Marittima, edificata durante il fascismo su progetto dell’architetto Mario Loreti. 
 

libri

Le nuove uscite invitano a riscoprire l'Italia attraverso itinerari imprevisti, in un Grand Tour depurato da ogni elitismo. I libri di Franco Arminio, Flavio Cuniberto, Federico Pace e la guida di Lonely Planet

A volte, infatti, la memoria dei luoghi diventa un fattore determinante nella scelta di una destinazione. «I turisti, seppur con stili di vita e di consumo diversi, accumulano ricordi: dai souvenir alle foto.  La parola “memorabile” è spesso usata per descrivere i momenti clou delle vacanze, rivela lo scopo dell’esperienza: il ricordo di ciò che è stato intenso e coinvolgente, una quasi-felicità che trasfigura il luogo», sottolinea Nicolò Costa, sociologo del turismo e presidente Acom, Alleanza per le competenze dell’ospitalità e la mobilità, fondata insieme ai suoi ex studenti di Milano Bicocca e Tor Vergata, diventati manager e imprenditori del turismo. «A scegliere le vacanze è il “sé mnemonico”, anche quando si deve decidere se ripetere o no un’esperienza o è giunto il momento di optare per una meta non ancora vissuta. In ogni caso, una cosa è certa: noi siamo ciò che ricordiamo».

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