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Rachele Bastreghi: “Tra omofobia e indifferenza viviamo ancora nel Medioevo. I Baustelle? Ci vogliamo bene a distanza e ci ritroveremo”

A FqMagazine Rachele Bastreghi che ha lasciato momentaneamente i Baustelle per lanciare il suo primo disco solista “Psychodonna”. Un viaggio libero nella notte (“perché non amo il chiasso del giorno”) alla ricerca di sé stessa per scoprire che la libertà è la cosa più importante della nostra vita.

Dopo vent’anni come co-autrice, musicista, voce, seconda voce e corista dei Baustelle, Rachele Bastreghi pubblica il suo primo disco d’esordio da solista dal titolo “Psychodonna”. Una analisi femminile introspettiva, un viaggio nel buio alla ricerca del sole. Brani che mescolano il pop, l’elettronica, il synth ma anche strumenti classici come i clavicembali e i pianoforti. Perché questi brani, per citare l’artista, “non sono da mangiare, ma da ascoltare”. Tante le collaborazioni con Colapesce”, Fabio Rondanini, Marco Carusino e Roberto Dellera, fino alle presenze d’eccezione sempre al femminile Meg, Silvia Calderoni e Chiara Mastroianni.

Come mai hai deciso di staccarti momentaneamente dal gruppo?
Avevo in mente di fare questo disco già tre anni fa durante l’ultimo tour fatto con i Baustelle. Avevo bisogno di giocare, uscire dalla mia comfort zone, mettermi a gioco con una buona dose di rischio. Avevo cose che dentro scalpitavano da un po’. Più che altro mi sono aperta per abbandonarmi senza mille stratagemmi, lontana da paure e pregiudizi.

Perché lontana dalle paure?
Perché volevo considerare questo disco come un processo naturale personale e artistico. Iniziare a mettere i puntini sulle i e capire dove arrivare spingendomi in un processo analitico come fosse una terapia. Senza maschere e trappole assolutamente istintiva.

In molte tue canzoni c’è un amore profondo per il mondo solitario, notturno. Come mai?
Lo racconto nel brano autobiografico ‘Lei’. La notte è il momento in cui tutto è possibile, ci si spoglia delle paure e si sogna. Preferisco il silenzio della notte alla fatica del competere, sgomitare, urlare. È una attitudine che ho sin da ragazzina, stavo sveglia di notte e poi facevo scena muta a scuola (ride, ndr). Quello che mi interessa è destare stupore e interesse per una ricerca che induce ad approfondire il senso delle cose. Non mi piace il rumore di sottofondo per questo è importante la notte.

In “Not For Me” tra le cose che non rientrano nella tua vita c’è l’indifferenza e l’omofobia. Come vedi la situazione italiana su questi due temi?
Viviamo purtroppo ancora nel Medioevo. A furia di strafare ci si rende conto che non si fa nulla. C’è in generale una educazione alla cattiva informazioni e a una imposizione culturale. Non sono una politica e non voglio fare la politica, sia chiaro. Ormai si fa fatica a essere se stessi e ad essere accettati ed è per questo che al mattino mi sveglio con l’ansia. Questo discorso si sposta sulla musica. Importante che ci sia un messaggio perché la musica non va ‘mangiata’ ma va ascoltata.

C’è il tocco cinematografico in “Due ragazze a Roma” in duetto con Chiara Mastroianni. Un inno all’amore, com’è nato?
Una vicenda personale fatta di atmosfere, paesaggi, poesie, luci ed emozioni. La genesi di un amore e della scoperta. Quando non ci credi più ti lasci andare e ti abbandoni. Un rapporto totalizzante che sia tra due donne, due uomini, poco importa…

“Fatelo con me” è l’unica cover del disco. Perché hai pescato un brano del 1978 di Anna Oxa?
Lei aveva solo 18 anni e il suo modo di cantare liberatorio per me è stato illuminante, dopo tanti anni. Mi sono ritrovata in quelle magnifiche parole di Ivano Fossati. Mi sono rivista ragazzina sognante e desiderosa dei concerti e con grandi idee. Volevo fare musica sin da allora, ho aspettato. È successo.

Come vanno le cose con Bianconi e Brasini dei Baustelle?
Bene, bene. Ci siamo presi le nostre pause e alla fine di queste ci ritroveremo più maturi e pieni di cose. Ci vogliamo bene a distanza e ci ritroveremo. Per ora mi godo questa mia rinascita.

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