Italy

Referendum contro la caccia, Rinascita Rovereto: “E' uno sterminio più che un'attività sportiva. In arrivo ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale"

ROVERETO. “Uccidere animali per divertimento mentre la natura è in agonia è inaccettabile”. Queste le parole di Rinascita Rovereto sulla proposta referendaria per abolire la caccia: lunedì 20 settembre, alle 20 e 30, nella Sala della Filarmonica ci sarà una conferenza-dibattito sul tema, nel corso della quale interverranno diversi ospiti per approfondire la questione a livello territoriale. Intanto l'organizzazione politica roveretana annuncia un ricorso alla Corte dei Conti per il “danno erariale procurato dalle normative poste in essere dai responsabili della Provincia, che consentendo le stragi degli animali autoctoni procurano un depauperamento molto significativo del patrimonio faunistico: un danno subito dall'intera comunità trentina di cui finalmente saranno chiamati a rispondere”.

Durante l'incontro di lunedì, dopo l'introduzione di Gloria Canestrini, del Comitato per la legalità e la trasparenza, interverranno Roberto Caraceni (del comitato per il referendum Sì aboliamo la caccia), Nicola Paoli (dell'associazione Ora rispetto per tutti gli animali), Filippo Degasperi (consigliere provinciale di Onda Civica) e Adriano Pellegrini (dell'associazione Pan-Eppaa).

“In Provincia di Trento, come in molte altre zone d'Italia, la situazione degli 'abbattimenti', ossia delle uccisioni legalizzate di fauna selvatica, è drammatica – scrive Rinascita Rovereto – dal 2014 al 2018 i dati parlano di 14.311 camosci, 1.376 mufloni, 23.000 esemplari di beccaccia, 87.166 di cesena, 1.275 galli forcello, 659 fra cornacchie grigie e nere (nel 2021 si è arrivati a mille), 15.988 fagiani, 19.121 ghiandaie e 216.238 tordi (fra bottaccio e sassello). L'elenco potrebbe continuare per pagine intere: volpi, marmotte, cervi e cerbiatti. Ogni specie animale che vive nei nostri boschi subisce quello che ha più le caratteristiche di uno sterminio che di un'attività 'sportiva'”.

Attività che, sottolinea Rinascita: “Non solo viene tollerata a livello provinciale, ma che puntualmente viene favorita da norme e decreti. Gli animali selvatici dovrebbero invece venire considerati come bene comune, ossia patrimonio indisponibile dello Stato, volto alla loro rigorosa tutela e a consentire a tutti i cittadini di godere appieno la meravigliosa natura senza il timore di uscire feriti o timorosi da una passeggiata nei boschi”. E' proprio partendo da queste considerazioni che il gruppo ha deciso di predisporre il ricorso alla Corte dei Conti di Trento.

“Il referendum promosso dal comitato Sì Aboliamo la Caccia – conclude Rinascita Rovereto – promosso a livello nazionale, tende ad abrogare due articoli della legge 157 del 1992, che regola tutta l'attività venatoria nazionale, una legge dai buoni propositi iniziali ma che nel dettaglio consente deroghe, commina semplici contravvenzioni e detta parametri variabili e opinabili facilmente adattabili alle esigenze dei cacciatori, autorizzandoli di fatto a entrare in terreni privati e a esercitare il diritto di uccidere con modalità che sono diventate via via più invasive e sfacciate nei confronti della comunità”.

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