Italy

Renzi, la strategia del silenzio e in testa il pallottoliere del Senato: sulla giustizia il governo non avrà i voti

Dopo aver presidiato i palinsesti tv per giorni (e scientificamente), Matteo Renzi spariglia e mette in atto la più anomala (per come è fatto lui) delle strategie: il silenzio totale. Per questo, venerdì sera, nella maxi chat di Italia viva ha scritto chiaro: «Weekend libero ragazzi: stacchiamoci da social e telefoni». Ma se quasi tutti i parlamentari hanno seguito il suggerimento, l’ex premier è rimasto sì nella sua villa di Firenze, controllando però ogni dichiarazione dal fronte Pd e M5S. E soprattutto ha tenuto a mente e aggiornato il pallottoliere del Senato in vista della votazione, slittata a giovedì, sulla relazione sulla Giustizia del ministro Bonafede. I gruppi parlamentari di Italia viva si riuniranno solo il giorno prima per decidere come votare: il no secco è però scontato. L’ex premier, che non rientrerà a Roma fino a martedì, è fermamente convinto che sul nodo Giustizia il governo non avrà i numeri.

Da cosa deriva questa certezza? Il suo pallottoliere virtuale registra la probabile assenza di Pier Ferdinando Casini («Ho forti dubbi», conferma al Corriere), poi sul fronte dei potenziali «costruttori» ci sono la possibile astensione di Sandra Lonardo in Mastella, i marcati tentennamenti del socialista Riccardo Nencini, Forza Italia che recupera due assenze, i senatori a vita che non ci saranno, il fu grillino Lello Ciampolillo che, nel maggio scorso, votò a favore della mozione di sfiducia proprio contro Bonafede dicendosi «disgustato» dal Guardasigilli. Renzi — in questo suo anomalo voto del silenzio e di dialogo congelato pure con Dario Franceschini (il suo «miglior nemico», ndr) — ieri ha monitorato tutte le notizie di agenzie con le dichiarazioni durissime del vicesegretario dem Andrea Orlando («Il disegno di Italia viva è l’omicidio politico del Pd») e quelle di Goffredo Bettini, che per giorni ha gestito la mission impossible di mediatore tra Renzi e Giuseppe Conte. Ma a fronte di questo cannoneggiamento, rispetto alla linea dura il leader di Iv ha pure annotato le dichiarazioni di dissenso di: Stefano Bonaccini, Marianna Madia, Tommaso Nannicini, Gianni Pittella e Dario Nardella.

Il fronte dem, sempre secondo i ragionamenti dei vertici renziani, si starebbe insomma incrinando, così come quello del M5S, dove davanti al rischio di tornare al voto (e quindi di forte ridimensionamento) più di un parlamentare mostrerebbe mal di pancia rispetto allo schiacciamento su Conte. E se Renzi resta convinto che le urne siano uno scenario pressoché impossibile, lo è altrettanto sul fatto che «l’avvocato» possa andare avanti con questo governo (previo rimpastone) o puntare a un Conte ter. Il premier e i suoi mediatori continuano intanto a puntare sui «costruttori». «Ma questo sostegno, qualora avessero i numeri, che stabilità e futuro garantirebbe? — riflette un fedelissimo renziano a taccuini chiusi —. Per tenere insieme un gruppo servirebbe un “Verdini”, che tenne in riga la variopinta compagine di Ala, e qui di gente abile come Denis nemmeno l’ombra». Ai piani alti di Italia viva, infine, arriva anche l’eco di una parte «dei più saggi» tra dem e Cinque Stelle che starebbero consigliando a Conte di salire al Colle e giocarsela con un possibile nuovo mandato da Mattarella. Che poi sarebbe proprio l’obiettivo di Renzi per provare (di nuovo) a disarcionare Conte.

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