C'è chi si indispettisce, chi grida più o meno al sacrilegio, chi la prende con ironia. Di certo, l'idea di Matteo Renzi di voler celebrare l'anno prossimo il centenario della scissione di Livorno, da cui nacque il partito comunista, e di farlo invitando Tony Blair, non viene accolta con favore da quanti - giovani o più anziani - vengono dalla lunga storia del Pci o dai partiti generati dalla svolta della Bolognina. Cosa c'entra Renzi, cresciuto fra i popolari e poi espressione di una cultura moderata, con la falce e il martello? E cosa c'entra con il partito di Togliatti e Berlinguer un liberale come Blair? Questi gli interrogativi sul tappeto.

Gianni Cuperlo fu l'ultimo segretario della Fdci e poi dirigente di Pds e Ds. "Diciamo che i protagonisti dell'evento annunciato - afferma - non mi sembrano i più adatti per ricordare la nascita del Pci. Insomma, credo che serva maggior rispetto per la storia di una grande famiglia politica, come quella dei comunisti, che non merita di essere tirata per la giacca in questo modo. Vede, anche la scelta di Tony Blair come testimonial dell'evento non appare azzeccata: ci sono diversi altri attori della scena internazionale più indonei al ruolo. Il termine celebrare, poi, mi fa tornare in mente una battuta di Groucho Marx, al termine di un appountamento galante: "Ho vissuto una grande celebrazione, ma non era questa". Però trovo persino irriguardoso adesso che un'occasione come l'anniversario di un partito storico si risolva in una serie di battute nei confronti dell'iniziativa di Renzi. Meglio non aggiungere altro".

Come Cuperlo, Matteo Orfini è stato nel periodo renziano, presidente del Pd. E come lui viene dalla tradizione della sinistra giovanile, con una successiva attivutà al fianco di Massimo D'Alema: "Io non condanno l'iniziativa in sè: anzi penso che sia positivo che tanti vogliano celebrare il Pci, anche chi non viene da quella storia. Spero che il Pd ci pensi per tempo, intanto. Il partito comunista ha contribuito a fare l’Italia, sarebbe bello che il Paese tutto riflettesse su quella parabola. Detto ciò, sul come cerebrarlo ho delle perplessità: apprezzo le buone intenzioni di Renzi ma forse ha bisogno di una consulenza: io mi offro gratuitamente, ma sono certo che anche il compagno Sposetti sarebbe felice di dare qualche consiglio all'ex premier". Ma proprio Sposetti, senatore per il Pci, per il Pds e per il Pd, preferisce lasciar perdere: "“Il mio giudizio politico su Renzi è noto, Parliamo di cose serie”. 

Blair, riprende Orfini, "non è il migliore officiante del rito pensato da Matteo Renzi". Ma l'ex premier pensa al vecchio leader del Labour party britannico come simbolo di una sinistra riformista: "Perché la sinistra o è riformista o perde e la vittoria di Biden lo dimostra", dice il senatore di Riganno. "Viviamo in un periodo difficile, nel quale servono riforme radicali - ancora il pensiero di Matteo Orfini - Oggi o siamo radicali o finiamo nel conservatorismo".

Questione di prospettive. Emanuele Macaluso, 95 anni, storico esponente della corrente migliorista del Pci, la osserva da molto lontano: "Guardi, Renzi non ha nulla da spartire né con il Pci nè con quelli da cui il nascente Pci si scisse, ovvero i socialisti. E' un democristiano, la sua storia è quella. Quanto a Blair, viene dalla socialdemocrazia inglese, anche lui con il partito comunista italiano ha poco da spartire. La sinistra rifirnista non ha mai vinto? Beh, anche questo non è vero, perché in Russia, purtroppo, non erano esattamente riformisti. E comumque Renzi tutto ha fatto nella vita tranne che una politica riformista, alla quale sono mancati gli appigli culturali e politici. Quelli appunto delle grandi famiglie della sinistra italiana".

A difendere l'iniziativa dell'ex premier è invece Ettore Rosato, uno dei coordinatori di Italia Viva: "Sono meravigliato che non si colga quanto ci sia di positivo nel ricordare i cent’anni di una storia importante, che è poii quella della sinistra italiana. Quella storia va declinata nella nuova società. E la scelta di coinvolgere Blair - dice Rosato - sta denytro l’idea di una sinistra che per noi o è riformista o non è". Renzi viene dal Ppi, Rosato ha esordito nella democrazia cristiana: tutti e due si sono trivati nel Pd, prima di uscirne: "Io penso che sia doveroso - dice ancora Ettore Rosato - fare un omaggio non solo al Pci ma in genere alle radici della nostra democrazia, che sono anche quella popolare e  quella socialista: e celebrare queste tradizioni con protagonisti del nostrl tempi significa anche segnare una distanza da chi, come i populisti, non può vantarle, quelle radici".