Italy

Richeldi (Cts): «I divieti stanno funzionando Adesso dobbiamo azzerare le vittime»

L’obiettivo «è azzerare le vittime. È raggiungibile ed eticamente rilevante. Darebbe inoltre un sollievo morale alla popolazione e la spinta per continuare a mantenere le misure di sicurezza». Per Luca Richeldi, pneumologo del Comitato tecnico scientifico Cts, «stiamo attraversando una fase senza dubbio difficile, però abbiamo visto che la modulazione delle zone colorate funziona e anche i vaccini».

C’è molto timore per una nuova ondata. Si può evitare?
«Da qualche settimana, come previsto soprattutto in alcune zone, la circolazione del virus è molto sostenuta. La responsabilità è in massima parte delle varianti. I nuovi ceppi sono più trasmissibili, causa di un aumento di ricoveri e di morti».

Ogni giorno il bollettino dei decessi è doloroso, come mai non migliora?
«Le vittime sono ancora troppe però il dato è stabile, è un segnale positivo. La caratteristica di questa fase è il calo dell’età media dei nuovi contagiati oltre all’incremento dei giovani, probabilmente legato alla scuola. Però è un grande conforto che diminuiscono i casi negli ultra 80 enni. È l’effetto delle vaccinazioni. Stiamo proteggendo i più fragili, una generazione di anziani depositari della tradizione e della memoria di noi stessi».

Cosa va bene?
«Gli ospedali sono stati messi in salvo con la vaccinazione del personale sanitario e questa è una conquista. Abbiano la sicurezza che i nosocomi non possono trasformarsi in centri di amplificazione dell’epidemia come è avvenuto un anno fa».

Il rischio dove si annida?
«Nella stanchezza degli italiani a sopportare una situazione così difficile. I bollettini quotidiani sono uno strazio e può esserci l’involontaria tendenza ad abbassare la guardia, a non indossare correttamente le mascherine, ad invitare a casa gli amici. C’è il rischio di dimenticare, trascinati dallo sconforto di non vedere ancora la fine».

Aumentano le zone rosse localizzate, strategia giusta?
«Sì, le zone rosse circoscritte funzionano. Si è visto che dopo un paio di settimane l’epidemia a livello locale rallenta e viene riportata sotto controllo. Dobbiamo abituarci ad andare avanti così, con l’alternanza di aree soggette a restrizioni temporanee».

Il Cts è stato contestato per aver indicato la linea dura sullo sci. Riaprire sarebbe stato un errore grave?
«Gravissimo. Avremmo pagato cara questa ed altre proposte di riaperture di attività. Altra questione sono i teatri, simbolo di cultura, luoghi di alto valore sociale. Il Cts ha validato protocolli molto rigorosi per quanto riguarda l’ingresso degli spettatori. Sul piano morale la ripresa degli spettacoli teatrali è importante».

Il festival di Sanremo senza pubblico?
«Dimostra la capacità di adattamento a situazioni straordinarie. La vita va avanti grazie agli sforzi notevoli di tutti. I conduttori stanno dando messaggi sul rispetto delle regole e questo colpisce».

È favorevole alla somministrazione della prima dose ritardando il richiamo di vaccini che ne richiederebbero due a una determinata scadenza?
«Il vaccino prevalente in Italia è Pfizer-Biontech. Sappiamo che la differenza di efficacia tra prima e seconda dose è del 30% in meno. Non credo sia saggio imboccare questa strada, tanto più che tra marzo e aprile potremo contare su forniture più solide».

Prevedere una scorciatoia per il vaccino Sputnik in modo da poter contare su un maggior numero di fiale?
«I dati sul preparato russo sono promettenti ma insufficienti. Se non verrà approvato dall’agenzia europea Ema sarebbe un azzardo acquistarlo in proprio».

Voi del Cts non siete stanchi? È tempo di sostituirvi?
«La partecipazione è stata sempre molto alta in generale. Per oltre un anno e in condizioni molto difficili. Peraltro, gli avvicendamenti nei gruppi di lavoro possono essere positivi ma anche portare squilibri. Fortunatamente la composizione del Cts è in mani sagge».

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