This article was added by the user . TheWorldNews is not responsible for the content of the platform.

Rider, scende in campo l’Ue: “Devono essere assunti”

Per molti è un secondo lavoro per “arrotondare”, per altri è stata una vera e propria “scialuppa di salvataggio” durante la pandemia e il lockdown. Si tratta dei rider delle piattaforme digitali che effettuano consegne a domicilio, solitamente per conto di piattaforme e applicativi web di consegna. Secondo l’ultimo report dell’Inps questi lavoratori sono più che raddoppiati in Italia: da 700mila sono passati a un milione e mezzo, circa il 3,2% della popolazione attiva. Ma resta ancora un nodo da sciogliere sul tema e scende in campo la Commissione europea che il prossimo mercoledì approverà il pacchetto lavoro messo a punto dal commissario lussemburghese Nicolas Schmit. E tra le misure c’è anche il riconoscimento dei lavoratori delle piattaforme digitali (come Uber, Deliveroo, Glovo e JustEat) subordinati a tutti gli effetti. Una volta approvata dal Parlamento e dal Consiglio sarà una vera e propria legge cui gli Stati membri dovranno uniformarsi.

La cosiddetta “gig-economy” li ha sempre considerati dei lavoratori occasionali indipendenti, spesso con retribuzioni misere e privi di alcun tipo di tutela. L’Ue intende riempire un vuoto giuridico e finalmente inquadrare queste attività dentro i contorni del classico lavoro dipendente, con tutte le tutele previste dall’ordinamento, tra cui la previdenza. Ciò non vuol dire per forza essere assunti con contratto indeterminato. Per quanto riguarda invece i limiti temporali dell’assunzione saranno individuati dalle normative nazionali.

Secondo quanto dichiarato dalla Commissione europea, se l’autista o i lavoratori digitali rientrano in alcune determinate caratteristiche la loro attività non potrà più essere considerata autonoma. Ad esempio, se non corre il rischio di impresa e se non decide il prezzo del prodotto. In questi casi, la piattaforma dovrà assumerlo e sarà il datore di lavoro a dover eventualmente dimostrare in tribunale il contrario.

In Europa alcuni Paesi si sono mossi per gestire l’assenza di una direttiva che disciplini la materia, anche quando il datore di lavoro è un algoritmo. E proprio su questo assunto che la Commissione europea ritiene che il lavoro di un rider non può essere equiparato a un’attività autonoma. A tal proposito – salvo imprevisti dell’ultimo minuto a Bruxelles – i parametri che regolano l’algoritmo dovranno essere resi pubblici con una comunicazione così che il lavoratore sia consapevole del metro di giudizio con cui il suo impiego viene valutato.

A livello europeo la Spagna è stata la prima a rompere il ghiaccio e a riconoscere il lavoro subordinato dei rider. Mentre in Italia non funziona così, ma con il nuovo pacchetto lavoro le cose potrebbero presto cambiare.

Nel nostro Paese, solo JustEat ha superato lo stallo che c’è a livello nazionale sull’inquadramento dei rider. La piattaforma del food delivery, da marzo ha avviato le prime assunzioni con contratti di lavoro subordinato con tre tipi di contratto: full time, part-time e a chiamata. Si tratta di un contratto, che almeno per quanto dichiarato dalla piattaforma, consente ai ciclofattorini di avere condizioni eque, ferie, malattia, maternità e paternità. indennità per il lavoro notturno, festivi, assicurazioni e tutele previdenziali. Anche se lega il salario alle consegne. Mentre gli altri colossi preferiscono il contratto siglato da Assodelivery (l’associazione dei datori alla quale aderiscono Glovo, UberEats, Deliveroo e Social Food) con il solo sindacato Ugl e che non ha valore di contratto collettivo nazionale.

Non è una novità che i rider vengono spesso sfruttati e ci sono stati molti casi anche nel nostro Paese. Solo una sentenza del tribunale di Palermo si è dichiarata favorevole a un lavoratore di Glovo. In cui, la Cassazione ha fatto presente che il Jobs Act di fatto impedisce l’introduzione della subordinazione ma stabilisce l’applicazione di tutte le tutele della subordinazione, con i diritti pieni di un dipendente su ferie, malattia, maternità, infortuni.

Invece, di solito, i giudici riconoscono più l’attività come lavoro autonomo, flessibile e organizzato da altri. Ma la gig economy ha investito anche il nostro paese, diventando una parte fondamentale del nostro mercato del lavoro e che non può più essere ignorata.