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Rifugio Tonini, il Comune di Piné boccia il progetto della Sat. Facchini: "Era la nostra priorità. Valuteremo come procedere"

Completamente distrutto da un incendio nel 2016, le ceneri del rifugio Tonini stanno ancora aspettando di rinascere. Il sindaco del Comune di Baselga di Piné, Alessandro Santuari: "Decisione non facile. C'era forte dissenso da parte della comunità, non solo pinetana ma della montagna in generale" 

BASELGA DI PINE’. Niente da fare per il rifugio Tonini. Le macerie della vecchia struttura (totalmente e tristemente distrutta in un incendio nel 2016) dovranno attendere ancora un po' prima di rinascere sotto nuova veste. La Sat ne aveva proposta una, moderna e lungamente studiata (qui articolo), ma che non ha trovato l’appoggio del Comune di Baselga di Piné.

Lo scorso 30 luglio, infatti, in Consiglio comunale si è deciso di bocciare il progetto della Sat (con 11 voti a favore diniego e 6 contrari). Una scelta appoggiata da diverse argomentazioni, che il sindaco Alessandro Santuari ha avuto premura di riportare in un comunicato.

“Il rifugio Tonini è patrimonio della collettività e si ritiene che la sua ristrutturazione non possa aver luogo sulla base di un progetto che la comunità non sente come proprio”, scrive il primo cittadino. Non si tratterebbe infatti di una decisione presa solamente in base alle opinioni emerse all’interno del consiglio. Anzi, per Santuari il “forte dissenso della comunità, non solo pinetana ma della montagna in generale” è pesato molto sulla decisione finale. 

Si tratta in realtà del secondo progetto presentato dalla Sat, che consisteva in una revisione di quello originale. Nonostante l'impegno per trovare un punto d'incontro e sviluppare un solido dialogo, il lavoro fatto dalla Sat sembra non essere ancora abbastanza. "L’intervento al rifugio Tonini era il primo nella nostra lista di priorità. Eravamo pronti a cominciare", dichiara con un chiaro filo di amarezza a ilDolomiti.it la presidente della Sat Centrale, Anna Facchini. "Prendo atto della decisione del Comune di Baselga di Piné ma non commenterò oltre. Abbiamo altri 33 rifugi a cui pensare". Dopo questa ennesima porta chiusa in faccia, sarà infatti il consiglio centrale della Sat a doversi riunire e decidere quali saranno i prossimi passi, se in 'direzione' Tonini o spostando l'attenzione su tutti gli altri interventi di manutenzione e riqualificazione già autorizzati.

A differenza di quello che potrebbe sembrare, però, il Comune di Baselga di Piné è il primo a spingere per la realizzazione del nuovo rifugio. Ad alcune condizioni, però. Una delle priorità di Santuari è quella di pensare ad una struttura che più classicamente possa ricordare, una malga, con il tetto spiovente e “una pianta rettangolare allungata lungo le curve di livello del terreno”. Nel documento inoltre viene proposto di progettare una struttura più ‘compatta’ che “inglobi e riorganizzi le varie strutture, corpi accessori, locali tecnici e depositi presenti sull’area così da minimizzare l’impatto ambientale”. Tutte caratteristiche assenti nel progetto proposto dalla Sat, come si può vedere nel rendering qui sotto.

Un'altra proposta di Santuari è quella di realizzare sì un percorso che permetta il passaggio dei mezzi durante i lavori di costruzione, ma che poi venga successivamente ridotto in larghezza così da renderlo percorribile (solo) a piedi, in bici, a cavallo e da piccoli mezzi meccanici (utili per trasportare materiale o viveri a chi gestirà la struttura).

“In questo modo si potrebbe liberare spazio, anche a favore delle scelte architettoniche e si otterrebbero ulteriori vantaggi, quali la riduzione del rischio di fulmini sulla linea con il passaggio sottostante”, si legge nel comunicato. “Si eviterebbero inoltre i frequenti schianti accidentali al gallo cedrone e al forcello, in pericolo di estinzione, e si eliminerebbe il deposito carburante presso il rifugio”.

Insomma, una presa di posizione a dir poco interessante è quella del Comune di Baselga di Piné. Proprio in questi anni, in cui l’anima di tantissimi rifugi sta venendo stravolta così da permetterne l’ampliamento e l’ammodernamento (qui e qui alcuni esempi), stupisce quasi vedere una decisione non essere presa 'alla leggera' e solo con la prospettiva del guadango.

“Una decisione non facile ma fatta con la convinzione che il dovere di un'Amministrazione sia di interpretare il sentimento prevalente di una Comunità”, ha scritto il primo cittadino in un post su facebook. “Una decisione che ci coinvolge in prima persona e ci impone moralmente di fare tutto il possibile, a partire da oggi, affinché il "nostro Rifugio Bianco" rinasca dalle sue ceneri e sia nuovamente riconosciuto come un bene collettivo. Un grazie alla Sat e al progettista architetto Giacomelli per il lavoro e il grande impegno svolto”.

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