Italy

Rito privato per Federico, un saluto nella cappella mortuaria per Carlo

UDINE E CIVIDALE. Dopo l’incredulità e il dolore, è arrivato il momento dell’ultimo saluto per Carlo Picotti e Federico Deluisa, i due scialpinisti morti venerdì 16 aprile a causa di una valanga mentre scendevano dalla gola nordest dello Jôf Fuart.

Non sarà celebrato alcun funerale religioso per Carlo. Martedì pomeriggio chi vorrà salutarlo per l’ultima volta potrà farlo recandosi nella cappella mortuaria dell’ospedale di Cividale.

Mercoledì invece (la conferma su data e ora è attesa per lunedì), toccherà a Federico, con un rito funebre in forma privata.

Così ha deciso la famiglia, anche per evitare pericolosi assembramenti visto il periodo di pandemia.

Domenica 18 gli amici insieme ai parenti più stretti si sono ritrovati a casa di Picotti, per un momento di ricordo.

Ha voluto esserci anche Andrea Polo, il terzo compagno di escursione, sopravvissuto grazie alla sua posizione defilata all’imbocco del canalone.

Non ce l’ha fatta a essere presente, invece, Anny Comello, la fidanzata di Federico Deluisa.

Troppo grande la sofferenza per riuscire a condividerla con altre persone, seppur coinvolte direttamente nello stesso dramma.

Un momento di grande commozione quello di domenica, dove l’immensa passione per la montagna di Picotti ha fatto da sfondo ai ricordi e agli aneddoti delle persone a lui più care.

Le spoglie di Carlo sono arrivate a Cividale sabato sera, da Tarvisio. A scortarlo simbolicamente nell’ultimo viaggio, oltre ai familiari, anche un gruppetto degli amici più cari, ancora incapaci di arrendersi all’evidenza di un dramma che ha straziato la comunità locale e non solo, perché Carlo, vuoi per le competenze professionali – sulle quali in tantissimi pongono l’accento –, vuoi per le sue qualità umane, era figura conosciuta e stimata ben oltre i confini del comune.

Il corpo, come già accennato, è stato riposto nella cappella mortuaria dell’ospedale cittadino, dove martedì, tra le 14 e le 17, sarà possibile tributargli l’ultimo saluto prima della sepoltura.

Non ci sarà dunque una cerimonia funebre tradizionale, ma solo parole di ricordo.

Un intervento sarà quello di Renato Danelone, già presidente della Somsi cividalese – nel cui direttivo rientra la madre di Carlo, Elisabetta Rocco, e del quale aveva fatto parte lo stesso Picotti – e grande amico del giovane.

«Per la collettività è una perdita enorme. Se ne è andato un uomo straordinario, pieno di qualità: dovessi indicarne una su tutte, userei il termine onestà», dichiara Danelone, che con la vittima dell’incidente ha condiviso «tantissimi momenti» accomunati dal fil rouge della natura.

«È stato detto da altri, lo ripeto: era il suo elemento – testimonia l’esponente della Società operaia –. Una propensione manifestata fin da bambino, quando ai passatempi che abitualmente attirano i più piccoli lui preferiva immergersi nell’ambiente, ammirarlo, studiarlo».

Dal punto di vista umano, poi, ogni descrizione risulterebbe parziale: bisognava conoscerlo, sostiene chi aveva familiarità con Carlo, per avere la percezione «della sua capacità di relazione».

«Non appena la situazione sanitaria lo consentirà organizzeremo un momento in memoria sua e di Federico, morto insieme a lui e anch’egli pilastro della nostra scuola», anticipa Paolo Cozzarolo, presidente della sezione di Cividale del Club alpino italiano, raccontando di aver ricevuto le telefonate di Edoardo Fioretti, direttore delle scuole di alpinismo di Veneto e Friuli Venezia Giulia, e di Giancarlo Del Zotto, ex presidente della sezione Cai di Pordenone e già direttore delle scuole di alpinismo e scialpinismo del Cai nazionale.

«Mi hanno pregato – testimonia – di esprimere la loro vicinanza alla famiglia». —

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