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Rob Rensenbrink è morto per la SLA, fu una delle stelle della grande Olanda di Cruijff

Rob Rensenbrink è morto all'età di 72 anni. Come fai a non sapere chi è? E se non lo sai allora conviene che apri i libri della storia del calcio e dai una ripassata a quella che fu la grande Olanda, imparando la lezione del "calcio totale" che ancora oggi incanta a distanza di quarant'anni. Di quella nazionale che ruotava intorno alla stella più luminosa, Johan Cruijff, faceva parte proprio quell'ala sinistra che caracollava tra i difensori con un passo felpato e il pallone incollato ai piedi. Rensenbrink era una delle pedine che avevano reso quella macchina perfetta, sincronica, armonica, capace di scandire il tempo e disegnarne la traiettoria con un'interpretazione tattica leggendaria.

Come è morto Rensenbrink?

L'ex ala sinistra dell'Anderlecht era ammalata da tempo. Nel 2015 rivelò di essere affetto da un'atrofia muscolare progressiva, una variante della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA). In un'intervista ai media olandesi raccontò quali erano le sue condizioni. "I miei tempi di reazione sono cambiati – raccontò allora parlando della propria situazione -. Ho perso un po' di peso ma non mi sento ancora male. Ho scoperto di avere questa malattia degenerativa nel 2012 e la mia situazione è rimasta stabile per tre anni. Vado in ospedale ogni 6 mesi per gli esami".

Quel palo nella finale Mondiale contro l'Argentina

‘Snake man, uomo serpente'. Era questo il suo soprannome: faceva sorridere i compagni di squadra, contenti di averlo accanto; intimoriva gli avversari che aveva di fronte perché il suo dribbling era letale. In Belgio divenne una colonna dell'Anderlecht, con la maglia della Nazionale (46 presenze) sfiorò per due volte la vittoria della Coppa del Mondo negli Anni Settanta: la prima volta nel '74 (finale persa per 2-1 contro la Germania Ovest), la seconda nel '78 contro l'Argentina quando centrò anche un palo con il match che terminò 3-1 dopo i tempi supplementari.

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