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Rocco Giocattoli, settore penalizzato da lockdown e chiusura centri commerciali

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Roma, 6 mag. (Labitalia) – “Il 2020 con la pandemia ha avuto un forte impatto sul settore dei giocattoli. Il primo blocco è stato pressoché totale con le attività completamente ferme”. Lo dice in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia, Dino D’Alessandris amministratore Rocco Giocattoli, azienda made in Italy storica del settore.

“Successivamente – racconta – con la riapertura dei negozi abbiamo ripreso a lavorare e i fatturato erano in linea con quelli dell’anno precedente. Nel secondo lockdown abbiamo registrato un calo ma non così forte come il primo perché comunque il giocattolo è rientrato nelle categorie essenziali. Quindi i negozi di giocattoli specializzati sono rimasti aperti”. “Le zone rosse – spiega – sono state penalizzate dal commercio, tuttavia abbiamo avuto anche in incremento delle vendite on line che hanno in parte supplito alla diminuzione di fatturato che abbiamo avuto nei negozi fisici.

Il Natale che rappresenta un momento molto importante di vendita del giocattolo è stato invece in linea alle vendite del 2019. Abbiamo avuto una penalizzazione con la chiusura dei centri commerciali nei fine settimana”.

“L’ecommerce e i social media sul settore dei giocattoli – sottolinea -hanno avuto un incremento percentualmente molto rilevante. L’ecommerce – spiega – inteso come veicolo di comunicazione del nostro marchio ci ha fatto capire l’importanza dei social media. Stiamo infatti studiando quanto si debba investire nei social media per comunicare, perché hanno sostituito i canali di comunicazione tradizionali che erano la televisione e la carta stampata.

Per questo l’ecommerce lo intendiamo non solo vendita, ma anche comunicazione del prodotto e del nostro brand”.

“Nel periodo Covid – fa notare – abbiamo notato un incremento delle vendite per quanto riguarda i giochi di costruzioni, puzzle e giochi educativi. Il gioco è anche un momento per le famiglie per ritrovarsi, i genitori con i propri figli, per poter passare il tempo in un periodo che non si poteva uscire”.

“Con la pandemia – afferma Dino D’Alessandris – è emerso un fenomeno nuovo ovvero la vendita di prodotti ‘kidals’, cioè destinati per le persone dai 12 anni in su. The Npd Group, società internazionale specializzata nelle ricerche e informazioni di mercato – ricorda – ha quantificato per il 2020 un volume di 290 milioni di euro spesi per questa categoria di prodotti, la metà dei quali acquistati da una fascia di età dai 18 anni in su”.

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