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Salute, Giustina: poca vitamina D più rischi legati al Covid-19

Milano, 16 set. (askanews) – Bassi livelli di vitamina D e Covid 19: un legame pericoloso e controverso. Già all’esplosione della pandemia in Italia, con una lettera pubblicata sul British Medical Journal, il professore Andrea Giustina – primario dell’Unità di Endocrinologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – aveva lanciato l’allarme.

Oggi il rapporto tra carenza di vitamina D e Covid-19 è oggetto di un consistente numero di studi internazionali.

“La relazione tra ipovitaminosi D e Covid-19 è una relazione complessa, ma estremamente importante – spiega il professor Giustina – Quando l’abbiamo descritta per la prima volta, per lo meno a livello di ipotesi sul British Medical Journal, a febbraio del 2019, aveva suscitato un certo scetticismo. Oggi, dopo un anno e mezzo, le evidenze che si sono accumulate ci suggeriscono che avere bassi valori di vitamina D sia un fattore di rischio per avere l’infezione da SARS-CoV-2, ma forse anche per avere un Covid più severo”.

Il legame tra bassi livelli di vitamina D e maggiore severità nei casi di Covid 19 è stato affrontato anche nel corso della “5° Consensus sulla Vitamina D”, incontro di studio che vede riuniti a Stresa oltre 30 tra i maggiori esperti mondiali di vitamina D.

E dalla tre giorni di lavoro è giunto un invito chiaro alle Istituzioni: cogliere l’occasione della terza dose di vaccino anti-Covid per veicolare e stimolare anche la somministrazione di vitamina D. “La campagna vaccinale, ovviamente, è importante per tantissimi aspetti. Credo che per quello che riguarda la vitamina D sia un momento estremamente importante perché fa emergere il problema dell’ipovitaminosi D, che nel nostro paese è estremamente diffuso – prosegue il professor Giustina – E non solo nelle categorie che noi conosciamo essere a rischio, come gli anziani, ma in tutta la popolazione. Quindi è un momento in cui può emergere questa situazione e forse anche addirittura aiutare gli effetti del vaccino, perché gli effetti immunomodulatori positivi della vitamina D potrebbero essere molto utili anche in quell’ambito”.

Il confronto tra gli esperti ha affrontato anche altre tematiche, essendo la vitamina D un pilastro fondamentale delle difese immunitarie e della salute delle persone. “La vitamina D è un ormone che ha molteplici azioni a livello scheletrico, ma ha tante azioni extrascheletriche, di cui l’azione per quello che riguarda le infezioni e il Covid-19 è solo una punta di un iceberg – continua il professor Giustina che ha coordinato l’incontro di Stresa – Ci sono tante altre situazioni. Per esempio abbiamo affrontato in questo summit le malattie gastrointestinali, dalla celiachia ai tumori gastrointestinali alla chirurgia bariatrica, che oggi è un problema estremamente diffuso soprattutto tra le persone con grave obesità e diabete, che tra l’altro sono per definizione carenti di vitamina D”.

La produzione nell’organismo di vitamina D è stimolata tra l’altro dall’esposizione al sole, un fattore che dovrebbe favorire chi vive in un paese con il nostro. Ma così in realtà non accade: è necessaria una maggiore attenzione e consapevolezza per correggere abitudini errate che ci espongono ai numerosi rischi legati all’ipovitaminosi D.

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