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Saman Abbas riesumato il cadavere trovato a Novellara

Il cadavere trovato a Novellara, su indicazione dello zio di Saman Abbas – e che si presume appartenga proprio alla 18enne pakistana scomparsa la notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 – è stato dissotterrato ieri. Il corpo si trovava a 500 metri dalla casa degli Abbas, fra i ruderi dell’ex latteria di Novellara, interrato a circa tre metri di profondità, sotto uno strato di detriti e macerie.

Ieri sera, poco dopo le 22, i resti umani sono stati caricati su un mezzo della Croce Verde per essere trasferiti all'Università di Milano, dove verranno svolti gli accertamenti medico-legali, affidati dalla Corte di assise ai periti Cristina Cattaneo e Dominic Salsarola, che hanno coordinato le operazioni di riesumazione del corpo. I lavori sono durati quattro giorni: sono stati utilizzati un escavatore speciale e setacci per analizzare il terreno.

Per l'omicidio di Saman Abbas, uccisa per avere rifiutato il matrimonio combinato con un cugino, sono a processo cinque parenti: il padre (da poco arrestato in Pakistan dopo una lunga latitanza), la madre, unica indagata ancora latitante, uno zio e due cugini. L’udienza è fissata a febbraio. Shabbar Abbas, padre della 18enne, il 6 dicembre, a Islamabad, dovrà rispondere davanti al giudice delle accuse che gli sono state mosse in Italia.  

Intanto la Procura di Reggio Emilia ha aperto una seconda inchiesta a carico di ignoti, che potrebbe servire per approfondire eventuali complicità, anche in base alle risultanze che emergeranno dopo gli esami sul cadavere. 

Intanto quasi 16 mila persone, in poche ore, hanno firmato la petizione lanciata su Change.org per chiedere che a Saman Abbas venga riconosciuta la cittadinanza onoraria italiana. L’iniziativa è stata lanciata da Ahmad Ejaz, giornalista pakistano, che, «insieme alla comunità pakistana e alla società civile italiana, chiedo che Saman sia riconosciuta come cittadina italiana anche se il suo permesso di soggiorno è scaduto. Saman deve diventare il simbolo delle giovani generazioni e le seconde generazioni che vogliono vivere senza tradizioni barbariche in piena libertà». 

E ancora: «Personalmente ho lavorato per diversi mesi con colleghi italiani come giornalista e mediatore interculturale. Mentre traducevo i messaggi inviati da lei al suo fidanzato, mi veniva da piangere, mi sembrava mia figlia, il suo urdu raffinato, la sua voce, e la sua innocenza. Uno di questi messaggi in cui diceva: “È arrivato l'ordine dal Pakistan di uccidermi ma io voglio i miei documenti per potermi sposare con il mio fidanzato”».