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Sanremo, i segreti del make-up artist di Achille Lauro: "Mesi di lavoro per una lacrima di sangue. Verità, non carnevale"

Scorrete lacrime, disse il poliziotto. Non solo lacrime di sangue. E se il direttore di Famiglia Cristiana Antonio Rizzolo il giorno dopo la prima esibizione a Sanremo di Achille Lauro, l'ha dichiara blasfema ed eccessiva, pecca di protagonismo. Né santi né madonne in quella scia a rigare il volto dell'artista romano.

Ci sono cose che devono valere lo sforzo di andare oltre il baraccone. "Questa notte ho versato lacrime per i nostri peccati. Il mondo aveva qualcosa da dire", scrive l'artista 30enne sul proprio profilo Instagram postando varie foto del trucco. E dietro quel rosso durato tre minuti in diretta, un team intero ha lavorato mesi. Nessun particolare lasciato al caso. Capelli, unghie, paillettes, tacchi, effetti speciali.

"Achille Lauro è l'art director insieme a Nick Cerioni", spiega Simone Belli, il 45enne make-up artist che collabora a realizzare le idee di Lauro De Marinis, il nome senza trucco di Achille. "Sono stati mesi di lunghe chat, infinite call. Notti insonni a girare intorno all'idea di un particolare".

Nato a Valmontone in provincia di Roma, Belli descrive ciò che un passaggio televisivo regala solo a chi abbia voglia di vedere. "Il progetto della prima serata è stato uno dei più complicati che abbia mai realizzato". E questo include la Mostra del cinema di Venezia, il 98% delle dive internazionali che arrivano in Italia, trasmissioni tv, cinema. L'agenzia che ha il suo nome, la Simone Belli Agency che compete con l'americana The Wall Group, "è un successo per l'Italia, non per me".

Dietro quel profondo rosso c'è lavoro. Il rosso scuro come le poltrone vuote di un festival senza mani ad applaudire. Rosso, come le punte sull'immagine iconica del coronavirus che gli illustratori medici Alissa Eckert e Dan Higgins del Centers for Disease Control and Prevention scelsero a fine dicembre del 2020 per renderne la forma reale e creare una sensazione di allarme che nelle persone inducesse attenzione, non venerazione. Rosso come le zone che dividono l'Italia, paralizzandola.

È una squadra di 5 truccatori che ha reso possibile tutto. "E Andrea, un tecnico specializzato in motori, marchingegni e protesi", spiega Belli. Achille Lauro aveva sul volto una maschera di trucco prostetico che conteneva un meccanismo da attivare perché le lacrime scorressero. Ha cantato su tacchi altissimi scelti da Alessandro Michele, vestito Gucci. Ha interpretato la sua canzone Solo noi, ha azionato i tubicini che gli arrivavano fino alle tempie, guardando nella telecamera e negli occhi 11,1 milioni di spettatori.

"Lui è un genio", continua Belli. "Amo la sua libertà mentale, è una fonte di ispirazione continua, non potrei lavorare con chi mi dice cosa fare perché devo essere in grado di partecipare al processo creativo. E con lui è possibile".

Belli ha creato i giochi di colore del trucco. Il blu ad accentuare il rosso, l'argento alieno, il Glam rock. "Sono un volto coperto dal trucco", scrive ancora Lauro su Ig. "La lacrima che lo rovina". Sessualmente tutto. Genericamente niente. "L'esagerazione di Achille Lauro risiede nell'impegno", continua Belli. L'ha lasciato pronto alle 17,30 "dopo tre ore mezzo solo per le unghie e altrettante ore di trucco. E l'abbiamo lasciato solo perché a causa delle precauzioni sanitarie non possiamo seguirlo dentro l'Ariston. È andato in scena alle 23,40". Ha colmato uno spazio vuoto, "è stato l'artista e il suo pubblico" dice Belli. Scorrete lacrime, o almeno rispettatene la forza.

(ansa)

"Le unghie sono costruite con una tecnica scultorea realizzata da Gamax. Mi ci sono svegliato di notte con l'idea di come avrei voluto fossero. E la parrucca ideata da Francesco Pegoretti è stata montata su tulle dalle esperte tecniche del laboratorio Rocchetti. Capello per capello, filo dopo filo". Belli racconta la squadra, parla al plurale. "Pegoretti è candidato agli Oscar, tra i dieci è il solo italiano, e poi c'è Maddalena Brando, il mio braccio destro". Parla, e Roma prende forma. La provincia di Valmontone dov'è nato e che non invidia all'America nulla. Neanche i mezzi che ha preso per arrivare a Roma e lavorare oltre i colori delle polaroid con cui ha cominciato.

Perché è negli angoli di Roma che Simone trova le idee. "Nei negozi dei cinesi ho studiato come lavorano perle e pietre. Amo le mercerie. Una volta ho notato del vetro buttato in un cestino dell'immondizia a piazza Vittorio ed è stata la risposta a un grande stilista che un giorno mi chiese: 'Voglio vedere il plasma sulle mie modelle'. Roma ha tutto".

"All'estero certo sono più pagati, ma io non ho mai messo il dio denaro al di sopra di tutto. Vengo da un Paese e so giocare, guardo e so immaginare. Il colore è la mia ossessione di vita". Non Los Angeles. "Con Lady Gaga mi piacerebbe lavorare, sarebbe una sfida. Madonna l'ho conosciuta, un po' algida a dire la verità. Ma forse lo è ora, e ora non vorrei essere in un altro posto". Quindi "disinfettanti a gogò, lavora, lascia l'artista, torna in hotel, aspetta che torni. Quando lo devi smontare e fare impacchi idratanti perché è stato con una doppia faccia per dieci ore". E poi si riparte.

Achille Lauro si trasformerà per cinque sere. Dietro ogni esibizione si muove un team di persone incredibili e fiere. "La prima sera abbiamo raccontato il nostro tempo. Ma c'è un disegno che lega parole e lustrini. Un rebus che creiamo insieme perché non sia solo decifrato ma entri dentro". Avatar, lasciatevi pure andare alla provocazione. Ad assolvere c'è fatica e lavoro dietro ogni lacrima.

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