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Sanremo secondo Ibra. Ecco lo Zlatan-pensiero sul Festival

Le parole e l'ironia del superospite

Detta subito le regole: "Il Festival sarà di 22 cantanti, 11 contro 11, sennò non è regolare". "Il palco non va bene, deve essere 105 metri per 68, come al Meazza, sennò il Festival è annullato"

04 marzo 2021La presenza di Zlatan Ibrahimović sul palco dell'Ariston non è (e non poteva esserlo) una presenza normale. Gioca con le parole, con il suo fisico, con il suo mito e mescola tutto con una sottile ironia e autoironia che lascia perplessi alcuni, e che diverte i tanti.

E' uno degli ospiti speciali della 71esima edizione del Festival di Sanremo e forse il termine speciale su di lui calza meglio che sugli altri. Fin dall'inizio della prima puntata, accanto ad Amadeus nella conduzione, si è lasciato coinvolgere in siparietti ironici e simpatici.

Oltre a essere un campione vero del mondo del calcio, nel corso della carriera ha dimostrato di essere una vera e propria icona anche in fatto di stile. Sul palco dell'Ariston è apparso più elegante che mai, con una serie di completi eleganti e griffati. È stata però la prima giacca indossata ad aver attirato in modo particolare le attenzioni del pubblico, visto che l'ha fatta decorare con una scritta ricamata personalizzata e autocelebrativa.

Non poteva essere altrimenti. Anche questo è Zlatan Ibrahimovic.

E allora, via a una serie di battute e di situazioni che hanno giocato molto, proprio con l'ironia di Zlatan e sull'idea che esiste di lui nell'immaginario collettivo.

A partire dalla presenza, nella passata edizione del Festival, di Cristiano Ronaldo in qualità di accompagnatore della compagna, Georgina Rodriguez. Ronaldo viene evocato nel corso della prima serata del Festival di Sanremo dal padrone di casa, Amadeus, che spiega come l’asso portoghese sia un fan di Madame, una delle cantanti in gara. La risposta di Zlatan, sul palco assieme ad Amadeus e Fiorello per presentare proprio la giovane cantante, è un fulmine uscito dagli occhi che gela il conduttore, prima di lasciarsi andare a un sorriso.

L'attaccante svedese del Milan entra subito nello show e sceglie Amadeus come sua vittima predestinata: "Su questo palco mi sento piccolo, ma sempre più grande e potente di te...". E poi comincia a dettare le sue regole: Regola numero uno, "Il Festival sarà di 22 cantanti, 11 contro 11, sennò non è regolare". "Vendi 4 cantanti, so che il Liverpool sta cercando giocatori. Altrimenti li metto nel mio giardino...". Regola numero due: "Il palco non va bene, deve essere 105 metri per 68, come al 'Meazza', sennò il Festival è annullato". E per liberare un po' di spazio, c'è un'unica soluzione: "Via i violini, ma le ragazze restano".

E' come dire "Io sono Zlatan e voi non siete un ...".


Sempre rivolto ad Amadeus: "È un onore essere qua, ma è anche un onore per te avermi qui". Elegantissimo, in smoking, la spilla argentata enorme con il suo nome, Zlatan Ibrahimovic sale sul palco dell'Ariston e guadagna subito la scena, prendendosi gioco del povero Amadeus... E poi trova pure lo spunto per pensare a Lukaku: "Se vuole venire è il benvenuto".

E ancora: "Normalmente mi sento grande, potente, su questo palco mi sento piccolo, ma sempre più grande e più potente di te, caro Amadeus". Quindi l'attaccante del Milan continua a dettare le regole del Festival: "Il direttore è Zlatan". Amadeus: "Veramente sarei io...". Ma non c'è speranza: "Sono io, me l'ha detto Zlatan...".

In realtà già nella prima conferenza stampa di presentazione, Zlatan aveva lasciato intendere che la sua presenza non sarebbe mai stata di contorno: "Quando Amadeus mi ha chiamato ho detto di sì subito. Amadeus ha detto ‘Meglio giocare con me che contro di me’. Poi non so niente del programma, ma sono presente. Qui cercherò di essere me stesso. Amadeus mi ha detto tutto andrà bene, ‘devi essere te stesso’”.

“Penso che tutto andrà bene e se sbaglio nessuno mi può giudicare perché non è il mio mondo. Se faccio bene meglio ancora, perché avrò un altro lavoro. Quando faccio calcio sono concentrato. Questa cosa la faccio per dare indietro all’Italia tutto quello che ha fatto per me. Ho chiesto cos’è Sanremo? La cosa più grande che abbiamo. Ok allora la faccio - ha continuato Ibra che poi ha risposto anche alle recenti polemiche -. Razzismo e politica sono due cose diverse: lo sport unisce, la politica divide. Io faccio sport non politica: gli atleti devono fare gli atleti, i politici i politici, questo volevo dire a LeBron James”.

Il cuore di Ibra però esce allo scoperto nella seconda serata del Festival. Mentre è fuori per impegni con la sua squadra, collegato in video dallo stadio di San Siro, dopo la partita tra Milan e Udinese, si  materializza e chiede un applauso per Davide Astori a tre anni dalla sua scomparsa avvenuta il 4 marzo 2018. "Voglio che facciamo un applauso per Astori - dice - è 3 anni che non è con noi ma è sempre con noi".

E per questa sera si attende anche lo Zlatan cantante. Dopo l'assenza di ieri, torna sul palco dell'Ariston per cantare, in duetto con Mihailovic, "Io vagabondo", il grande classico dei Nomadi.

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