S'è fermata la Juve di Sarri. Due punti in tre partite, nove gol concessi in 270 minuti, una condizione fisica allarmante nonostante la rosa nettamente migliore nell'intera Serie A per varietà e profondità. Il 3 a 3 con il Sassuolo, rocambolesco, non è un punto guadagnato in casa bianconera, ma due punti persi in un momento chiave. Al Mapei Stadium Danilo sblocca il match al 5', poi Higuain raddoppia all'11'. Tutto finito? Macchè. Djuricic accorcia le distanze al 29' dopo tre interventi super di Szczesny. Nella ripresa i neroverdi ribaltano il risultato con Berardi (51') e Caputo (54'), poi un colpo di testa di Alex Sandro (64') rimette tutto in parità. Da anni la Juventus non concedeva così tanti tiri in porta agli avversari (16 conclusioni in un primo tempo di Serie A sono un record nella storia del Sassuolo), e solo uno Szczesny in buona serata ha evitato la sconfitta. Nonostante tutto i bianconeri sono ancora vicini allo scudetto. Ora il big match contro la Lazio di lunedì sera fa un po' più paura a Chiellini (ieri al rientro) e compagni, ma una vittoria avvicinerebbe definitivamente il campionato 2020 a Torino.

Gli alibi non mancano, e giocare ogni tre giorni sta pesando in maniera pesantissima e imprevedibile a questi livelli sul cammino di Juventus, Inter e Lazio, le tre squadre che hanno condotto per mesi la corsa scudetto. Ma se per la Lazio la rosa corta è un problema noto, e l'Inter di Conte non partiva da favorita, la Juventus avrebbe in teoria uomini e alternative per ovviare al calendario così ravvicinato. Il mercato estivo dei parametri zero non è stato adeguato al peso degli investimenti. Il centrocampo non convince. Rabiot e Ramsey, qualche sprazzo a parte, non hanno mai dato continuità. Pjanic - già venduto al Barcellona - sta facendo più che onestamente il suo (una delizia l'assit a Higuain ieri sera), ma è stato Bentancur l'uomo in più dalla ripartenza post lockdown in avanti. E quando l'uruguagio incappa in una serata no come a Sassuolo, la squadra non gira. 

Il calcio di Sarri non può esistere senza il tentativo costante e armonico di recuperare velocemente il pallone quando lo giocano gli avversari. Pressing alto, almeno per ampi tratti dei 90'. Quando la condizione fisica non lo permette, emergono tutti i limiti di un centrocampo in cui in quasi un anno a Torino Sarri e il suo staff non hanno ancora trovato la quadra. La Juve adesso s'è fermata. Ma nonostante tutto sta per vincere il suo nono scudetto consecutivo (a meno di cataclismi). Intervistato da Sky Sport al termine della partita di Reggio Emilia, Sarri ha così inquadrato la situazione: "Un allenatore pretende continuità dalla propria squadra e in questo momento non l’abbiamo, né sul piano fisico, né su quello mentale. Con poche eccezioni è un problema condiviso con altre squadre. E’ difficile da capire, all’interno di una stessa partita viviamo momenti di alto livello ed altri di grande difficoltà e passività. Se risolviamo questo problema la strada è giusta, a tratti diamo l’impressione di avere un potenziale molto elevato. Non c’è nulla che non funzioni, semplicemente abbiamo troppi alti e bassi. A tratti questa squadra dà la sensazione di avere un potenziale molto importante, in altri lascia perplessi perché gli avversari arrivano facilmente nella nostra area. Serve più ordine, più equilibrio, mantenendo le qualità tecniche: non è semplice".

Molto probabilmene la Juve continuerà con Maurizio Sarri in panchina anche la prossima stagione. Sarri sarà al 99% l’allenatore della Juve anche nel 2020-2021, perché il club non può pagare altri due anni di stipendio a Sarri (12 milioni netti in tutto, circa 20 lordi), lasciandolo a casa, oltre all'ingaggio di un altro allenatore di prima fascia (tra l'altro grossi nomi a spasso non ce ne sono). Le voci di un esonero, che sui social circolano a ogni sconfitta (o pareggio a volte...) della Juventus, con il solito hashtag #sarriout, sono - per l'appunto - voci. Fantasie. Soltanto un tracollo nelle ultime 5 partite di questa stagione aprirebbe - quello sì, inutile nasconderlo - nuovi scenari. Ma la volontà della società è quella di non cambiare guida tecnica della prima squadra e fare un mercato tra agosto e settembre in linea con le esigenze tattiche dell'allenatore. Le indiscrezioni su Lamberto Zauli, tecnico della Primavera, o Gigi Buffon allenatore-giocatore per le ultime giornate, che oggi su Twitter trovano un qualche spazio, sono irrealistiche, spazzatura e fondamentalmente anche ingenerose. Sarri è primo in classifica e la Juventus è ancora in corsa anche in Champions League.

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Sarri è stato scelto per vincere e per dare la sua impronta alla Juventus dopo lo straordinario quinquennio di Massimiliano Allegri (cinque scudetti e due finali di Champions League). Sapeva benissimo di avere davanti a sé la sfida più difficile della carriera, e non ha chiesto niente sul mercato, rispettando in toto il lavoro di Paratici e Nedved. Se riuscirà a portare a casa lo scudetto e a fare strada in Champions, nella prossima sessione di calciomercato avrà più voce in capitolo: una stella potenziale come Arthur dal Barcellona in mezzo al campo, e poi un ulteriore centrocampista dal dinamismo diverso rispetto a Khedira e Rabiot (Pogba resterà probabilmente un sogno), un talento totale come Kulusevski, un nuovo centravanti adatto al suo calcio (Gabriel Jesus?) e un laterale destro difensivo importante. Una squadra più sua, da plasmare. Ma prima deve superare le ultime settimane della stagione 2020-2021 senza affondare. Non sembra un'impresa impossibile.

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