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Scappa da comunità, carabiniere convince 14enne a tornare a casa: “Le ho parlato come a una figlia”

Una ragazza di 14 anni venerdì mattina è scappata dalla comunità per minori che la ospita a Morrevalle, nelle Marche. Il luogotenente Pasquale Cariulo ha riportato a casa l’adolescente convincendola con le parole di un padre. La prima premura dopo averla incontrata è stata quella di domandarle: “Hai mangiato?”.

Una ragazza di 14 anni, ospite presso il centro per minori “Il melograno” di Morrevalle (Macerata) la mattina di venerdì, invece di recarsi a scuola, è scappata facendo perdere le sue tracce. Le ricerche della fuggitiva sono partite subito sulla base di una sua fotografia molto recente. Per giorni nessuna notizia della ragazza, che aveva tolto la scheda sim dal telefono per non essere localizzata. Il luogotenente della stazione dei carabinieri di Morrevalle, Pasquale Cariulo, ha preso in carica il caso e monitorato il cellulare della ragazzina in ogni momento, restando sveglio anche di notte. Martedì l’ha rintracciata a Sirolo ed è andato a prenderla. La sera stessa la ragazza era tra le braccia della madre. Il racconto del luogotenente a Fanpage.it.

Qual è stata la prima cosa che ha fatto per rintracciare la ragazza?

Le ho telefonato e scritto, ma il telefono era staccato. Aveva eliminato la scheda. Ho pensato che, vista l’età, avrebbe prima o poi usato i social network, mi sono immedesimato in lei. Cosa avrei fatto al posto suo? L’ho raggiunta su watshapp e abbiamo iniziato a parlare. Le ho dedicato tutto il mio tempo, per quattro giorni, svegliandomi anche di notte per controllare i suoi accessi. Poi martedì sera sono andato a prenderla a Sirolo.

Come l’ha convinta a tornare a casa?

Le ho fatto capire che il gesto che aveva fatto non era il migliore che potesse pensare nella vita. Le ho parlato dei miei figli, come fossi suo padre. Le ho raccontato che anch’io ho due ragazzi, una di 22 anni e l’altro proprio suo coetaneo. Per questo motivo sono riuscito a comprendere le sue ragioni molto bene. Volevo sapere come e dove si trovasse e lei a un certo punto me l’ha detto, ma ha ordinato: “Vieni solo tu, senza la divisa e con un’auto privata”.

Quando ha capito di avercela fatta? 

Quando le ho parlato di tutti i problemi che avrebbe avuto se avesse continuato a girovagare per strada. Il freddo, la fame, nessun posto in cui dormire. Ho parlato da genitore e ho capito che si stava fidando di me.

È andato tutto liscio in questa trattativa tra lei e la ragazza?

No, verso le 18.30 di martedì c’è stato un momento di vuoto. Per un paio d’ore ho perso le sue tracce, non mi ha più risposto. Ho pensato che ci avesse ripensato e che tutto fosse andato perso.

Che cosa ha fatto appena ha recuperato la ragazza?

Le ho chiesto se avesse mangiato, come avrebbe fatto un genitore.

La sua più grossa gratificazione in questa storia?

Riportare la ragazza dalla madre. In caserma martedì sera ad attenderla c’era la signora e un gruppetto di altri familiari. Un momento semplice, ma molto commovente. Ho visto la ragazza correre verso di loro e stringersi in un abbraccio lungo e sentito. È stata una bella soddisfazione, come padre e come carabiniere.

Ha pensato che sarebbe potuta succedere anche a suo figlio una cosa del genere?

Sempre. È stato il motivo principale che mi ha spinto a cercarla con tanta insistenza. È il mio lavoro, ma mi sono anche immedesimato nel genitore che piange e supplica perché il figlio torni a casa, al sicuro.

Ha avuto contatti con la madre della ragazza?

Sì, mi ha chiamato costantemente per avere aggiornamenti. Ho sentito la disperazione di questa donna ad ogni telefonata.

Era già intervenuto in un caso simile?

Sì, un’altra volta e oggi, come ieri, il pensiero fisso è sempre stato quello di intervenire presto. Agire subito per scongiurare che si ripeta un altro caso “Pamela Mastropietro” che ha lasciato il segno.

Ha avuto paura che in questi giorni succedesse il peggio?

Certo, l’ansia c’è sempre. Non si può pensare in nessun caso a una ragazza da sola, di notte, con tutte le insidie che ci sono. Per fortuna questa storia si è conclusa positivamente, con tanto orgoglio per me come uomo e padre e per l’istituzione che rappresento.