Italy

Scarcerato «Facciazza»: viveva in bunker e brindava ai morti con lo champagne

GIOIA TAURO Gli ultimi 22 dei 76 anni li ha trascorsi in carcere in regime di 41 bis. Giuseppe Piromalli, detto «Facciazza», capo dell'omonima cosca martedì scorso ha lasciato il penitenziario di Viterbo ed è tornato in libertà per fine pena. Era stato arrestato (per un duplice omicidio) l'11 marzo del 1999, all'epoca aveva 54 anni. Allora, era uno dei latitanti più ricercati d'Italia. Gli davano la caccia tutte le forze di polizia, ed anche l'Interpool aveva esteso le ricerche fuori dai confini nazionali. Lui, però, non si era mai mosso da Gioia Tauro, la sua città, da sempre centro di potere di questo casato, tra i più importanti nel circuito della 'ndrangheta.

Il colonnello

Fu il colonnello Gennaro Niglio, comandante provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria, poi deceduto in un incidente stradale in Sicilia, a stringerli le manette ai polsi. Una soffiata del pentito Salvatore Germanò, originario di Taurianova, detto «Turi u zingaru», indicato come uomo di fiducia del boss Girolamo Molè, un tempo alleato dei Piromalli, condusse i carabinieri nel luogo dove si nascondeva «Facciazza». Un rudere al centro della città, a due passi dalla stazione ferroviaria e dall'ospedale. Un nascondiglio comodo e sicuro per trascorrervi una decente latitanza. Li Piromalli si sentiva al sicuro. Per sfuggire alla cattura aveva trasformato quel blocco di mattoni logorati dal tempo in un bunker inaccessibile, dotato delle più sofisticate apparecchiature elettroniche. L'ingresso del vecchio edificio, costruito su due piani, era ostruito da una chiusura di tavole inchiodate tra loro. In realtà, quella paratia era l'involucro che copriva una lastra d'acciaio, dello spessore di cinque centimetri, che si muoveva azionata da un congegno a tempo. Per poter abbattere la porta blindata, gli uomini del colonnello Niglio dovettero utilizzare i martelli pneumatici.

Dom Perignon

Al momento dell'irruzione Giuseppe Piromalli stava dormendo al piano superiore dell'edificio, attrezzato con due camere da letto e un bagno. Il piano terra, invece, era adibito a soggiorno e ad angolo cottura. Il rumore dei martelli pneumatici lo svegliarono. Il boss tentò la fuga sui tetti, ma dovette fermarsi perché i carabinieri avevano previsto la sua mossa e si erano appostati sopra. All'interno del vecchio stabile i carabinieri trovarono diverse casse di Dom Perignon, lo champagne preferito dai Piromalli che stappavano ogni qual volta veniva eliminato un loro nemico. Nella stanza da letto del boss i militari hanno poi scoperto un altare con la statua della Madonna di Polsi, considerata la protettrice della montagna ed alla quale ogni 'ndranghetista è devoto. Moltissimi immagini di santini, nonché tutto l'occorrente per conferire i gradi della gerarchia della 'ndrangheta.

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