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Scuola, disastro Azzolina. La riapertura a settembre resta ancora un'incognita

Con il Covid si riduce il tempo della scuola. L'ora potrebbe passare da 60 a 45 minuti. «In presenza e in sicurezza» è il «mantra» che il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ripete da settimane ma le soluzioni per l'inizio del prossimo anno scolastico sono ancora lontane.

Intanto si moltiplicano appelli, lettere aperte, sit-in e cortei. Le famiglie, i genitori e gli studenti chiedono si torni a scuola. Due giorni fa migliaia di persone hanno manifestato da Roma a Firenze, da Milano a Bologna, da Genova a Napoli per avere certezze sull'apertura del prossimo anno scolastico. Certezze che al momento non ci sono.

In molti paesi gli istituti si sono già riorganizzati per riportare subito i ragazzi in classe ma questa ipotesi in Italia non è percorribile e le istituzioni appaiono già in ritardo anche rispetto alla riapertura prevista per il primo settembre quando gli studenti delle superiori dovrebbero tornare in aula per recuperare debiti e lacune accumulati nell'anno scolastico funestato dal Covid 19.

Nessuna speranza di riportare i figli a scuola prima dell'estate come hanno chiesto in tanti. Tra gli altri circa 200 genitori di Cittadella in provincia di Padova che si rivolgono all'Azzolina e al ministro della Famiglia, Elena Bonetti, affinché trovino una soluzione subito per chi deve tornare a lavorare sottolineando che i bambini «sono stati dimenticati dallo stato».

Il ministro Azzolina assicura che si sta lavorando per riportare i ragazzi in aula a settembre. E la parola d'ordine sarà flessibilità. Ci saranno regole e norme che però potranno essere adattate alle diverse realtà. In settimana dovrebbero arrivare sul tavolo del ministro Azzolina due report fondamentali. Il primo è quello con le norme strettamente sanitarie elaborato dal Comitato Tecnico Scientifico. Nel frattempo il comitato di esperti nominato dal ministro e coordinato dal professor Patrizio Bianchi, ordinario di Economia e Politica industriale presso l'Università di Ferrara, sta formulando le proposte da sottoporre al ministro che saranno riviste alla luce del protocollo di sicurezza prima di essere chiuse.

Le norme strettamente sanitarie prevederanno la distanza di almeno un metro tra i banchi e mascherine obbligatorie dalla primaria alle superiori. In alternativa si valutano anche le visiere trasparenti. Se si riuscisse mantenere una distanza di almeno due metri le mascherine potranno essere tolte, per esempio durante le interrogazioni.

Per i bambini della materna niente mascherina ma dato che saranno divisi in piccolissimi gruppi ovviamente si dovranno trovare spazi adeguati e soprattutto personale sufficiente per un controllo costante. Non ci sarà l'obbligo dei guanti.

Quali sono le incognite che pesano sulla riapertura? Come si risolve la questione degli assembramenti all'entrata e all'uscita? L'unica soluzione possibile è quella degli ingressi scaglionati, a gruppi, da affiancare però ad una riduzione dell'ora scolastica che potrebbe scendere da 60 minuti fino a 45. Tutte le norme di sicurezza che derivano dal rischio sanitario impongono di fatto un ripensamento generale della didattica e pure dell'edilizia scolastica. Occorrono più spazi e più insegnanti. Il fondo di 400 milioni da destinare alle supplenze con un ingresso previsto di circa 16mila docenti in più per coprire i bisogni della scuola d'infanzia per i sindacati è assolutamente insufficiente. Infine la questione della responsabilità per i presidi dovrebbe essere risolta: non saranno considerati responsabili in caso di contagio all'interno della scuola se tutte le norme di sicurezza sono state rispettate.

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