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Scuola, il domino dei licei occupati: alcuni studenti passano la notte al Parini

Scuole occupate, studenti a far lezione sul marciapiede e la sede del Provveditorato chiusa simbolicamente con un lucchetto «per incompetenza». La zona rossa — e il potenziale rischio di multe — non spegne gli animi delle proteste studentesche (e neppure quelle dei movimenti dei genitori che li sostengono). Lunedì, la staffetta tra licei occupati, che va avanti da una settimana, è approdata al liceo Parini. Dalle finestre all’ultimo piano del ginnasio dove studiò Alessandro Manzoni, lunedì penzolavano due striscioni con la scritta «Parini Occupato».

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Milano, liceo Parini occupato: le foto

All’agitazione, promossa dal Collettivo Rebelde, hanno partecipato circa 40 studenti e fino a tarda sera hanno trattato con il preside, Massimo Nunzio Barrella, per poter restare a dormire nelle aule. Come è poi avvenuto per 8 di loro con la presenza dello stesso preside in scuola. Entrati nel liceo, i ragazzi hanno sistemato i banchi in cerchio nel cortile e hanno seguito le lezioni in Dad . Poi, altri piccoli gruppi si sono sistemati, sempre a fare Dad, in un paio di aule e qualcuno ha lanciato due tiri al canestro in palestra. «Quanto ci mancava essere qui, non sembra vero» dicono due ragazze.

Alle 15.30, come già accaduto al liceo Severi, una mamma-medico ha sottoposto i ragazzi ai tamponi rapidi. Il collettivo li aveva acquistati e il movimento Priorità alla Scuola ha promosso una raccolta fondi per sostenerli. Nel pomeriggio, si sono susseguiti dibattiti e assemblee. «Vogliamo dare un’idea di scuola diversa anche da quella che abbiamo lasciato prima della pandemia. Una scuola partecipativa e inclusiva, mutualistica — dice Alessandro Di Miceli, rappresentante di istituto — Proveremo a organizzare anche attività di volontariato, aiuteremo il personale a pulire le aule».

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Milano, studenti in strada davanti al liceo Carducci: le foto

«Capisco la protesta, io sarei il primo a voler tornare in classe ed eravamo pronti a farlo dall’11 gennaio, ma dobbiamo aspettare che la situazione sanitaria permetta di farlo — spiega il preside Massimo Nunzio Barrella —. La mia preoccupazione maggiore in questo momento è per i risvolti psicologici di questo anno trascorso dai nostri allievi in Dad. La didattica si può recuperare, i ragazzi hanno forza, talento e energie. Le lacune si possono colmare, ma nell’equilibrio psichico possono rimanere delle ferite. Alcuni già le manifestano». Il preside nel tardo pomeriggio ha tentato di convincere i ragazzi a tornare a casa, davanti ai dinieghi ha deciso di trascorrere la notte a scuola. «Devo tutelare la loro sicurezza, ma tengo a dire che la stragrande maggioranza degli studenti non condivide l’occupazione: questo gruppo rappresenta circa un quarto degli studenti. E gli altri avrebbero voluto essere coinvolti nella decisione, non scoprirlo a cose fatte». I ragazzi si sono accampati in aula magna con i sacchi a pelo, mentre il preside si è sistemato nel suo ufficio.

Occupazioni e blitz: nella notte gli attivisti del Comitato in Difesa della Scuola hanno chiuso con una catena le porte dell’Ufficio Scolastico Regionale tappezzato con volantini: «Chiuso per incompetenza». Davanti al Liceo Steiner sono tornati gli studenti in Dad e un sit in si è tenuto per la prima volta anche al Liceo Carducci, dove oltre settanta ragazzi hanno «occupato» quasi tutto il marciapiede. «Alcuni insegnanti e anche il preside si sono complimentati con noi — racconta Arianna Carpinella, uno dei promotori —. L’obiettivo è avere una data certa di riapertura, perché la Dad è tremendamente stancante e crea divario tra gli studenti. Pensiamo che, con il giusto lavoro sui trasporti e un monitoraggio accurato, si possa riaprire la scuola. Occorre lavorare in prospettiva: adesso sono aperte le iscrizioni e non è stato messo un tetto al numero di alunni per classe. E non si stanno assumendo i docenti precari o il personale che manca per garantire rispetto norme».

A Inveruno, nel Milanese, di fronte all’istituto Marcora, ieri c’erano invece tre insegnanti a protestare: «Stiamo assistendo a una sostituzione definitiva della didattica in presenza con quella a distanza». Proteste simboliche anche su qualche balcone, con i manifesti «Questa casa non è una scuola», e con gli zaini vuoti lasciati davanti alle scuole medie Cardarelli e Porta, a seguito della campagna di Priorità alla Scuola. Martedì mattina protesta dei genitori delle medie Locatelli in collaborazione con A Scuola, comitato che ha vinto due volte al Tar contro l’ordinanza regionale. Nel pomeriggio i movimenti al Pirellone, dove si discute una mozione che chiede la riapertura delle scuole in sicurezza.

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