Italy

Scuola, il via libera del Cts: “Si torni in presenza, la Dad fa danni”

Questa mattina rientrano a scuola altri studenti delle scuole superiori, poco più di trecentomila. Altrettanti resteranno a casa nella logica dell’alternanza: tutti in classe insieme non possono starci. Quattro Regioni, controvoglia, riportano in presenza — al 50 per cento — i ragazzi. Sono il Piemonte, che assicura di aver messo mano ai trasporti «come mai si era fatto prima» e l’Emilia Romagna costretta all’anticipo dal Tar (aveva previsto lunedì 25). «Da noi le sentenze le rispettiamo», dice il presidente Stefano Bonaccini. C’è il Molise, che riporta in presenza tutti i cicli, avendo fin qui fermato anche elementari e medie. Infine, il Lazio di Nicola Zingaretti, timoroso del passo fino alla fine. Il Comitato tecnico scientifico ha detto ai governatori, però, che non basta: «Devono tornare in presenza tutte le classi, i ritardi di apprendimento e psicologici sono seri». Poi ha certificato, ed è la prima volta, che i presidenti sì, hanno il potere di decidere i tempi del rientro: la legge dice così e nel contagio «ci sono differenze territoriali».

Si riparte a spiccioli, con nuovi scioperi degli studenti in corso. E la Conferenza delle regioni timorosa di veder ledere la propria autonomia dalle sentenze dei Tar: è accaduto in Emilia, appunto, in Lombardia e anche in Friuli Venezia Giulia e Calabria (in queste ultime due Regioni, però, i presidenti si sono opposti ai tribunali amministrativi). Ecco, è stata la Conferenza, guidata da Bonaccini, a chiedere ai ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza di posticipare i rientri di un’altra settimana: «I contagi sono ancora alti e i Tar non ci lasciano lavorare». Speranza, preoccupato per l’evoluzione della curva e l’andamento del dibattito sulla scuola, ieri mattina alle 11 ha convocato formalmente e sorprendentemente il Cts: di domenica. Fuori tempo massimo, visto che il Decreto della presidenza del Consiglio era stato firmato soltanto tre giorni prima con l’approvazione di tutto il governo e chiedeva il ritorno delle superiori «tra il 50 e il 75 per cento», il ministro della Salute provava ad ottenere dal comitato una legittimazione all’ultimo spostamento di date. Il Cts, videoconvocato e al gran completo, non ha aderito.

Silvio Brusaferro e Franco Locatelli hanno ribadito per iscritto: «L’attuale incremento dell’incidenza di nuovi casi è stato contenuto grazie alle misure di mitigazione adottate, pur osservandosi una significativa differenza tra le realtà regionali, alcune delle quali connotate da elevata circolazione virale». Il Comitato, che da sempre esprime una posizione favorevole alla riapertura della scuola, qui ribadiva «ulteriormente e con convinzione» l’importanza del ritorno in classe per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado «come condizione imprescindibile e non più procrastinabile per il grave impatto che l’assenza di esso ha sull’apprendimento e la strutturazione psicologica degli studenti». Tuttavia, il consesso di scienziati pubblici rimarcava che «la responsabilità delle aperture degli istituti scolastici è di competenza degli enti territoriali» e sono i presidenti di giunta «ad attuare misure organizzative per il rientro in classe nelle diverse province». A dettare i tempi.

Un emerito membro del Cts ora spiega: «I dati variano da area ad area, i presidenti e le loro giunte li conoscono meglio di tutti mentre Comitato tecnico negli ultimi tempi è stato tagliato fuori da troppi tavoli. Non ha partecipato neppure a un incontro con i prefetti né gli è stata chiesta collaborazione per l’ultimo Dpcm». Nel corso della riunione, tra l’altro, sono emersi «particolari abbandoni» anche nel primo anno di università.

La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, fin lì fuori dai giochi, ha applaudito il passaggio: «È un parere molto netto, il rientro in classe è un atto di responsabilità nei confronti dei nostri giovani». In verità, il verbale del Cts contiene un’analisi ambivalente che chiede il ritorno in presenza per motivi didattici e di relazione, ma conferma che ogni Regione conosce la sua realtà territoriale e sulla scuola ha l’ultima parola.

Sono otto le aree, quindi, con le scuole superiori di nuovo in aula. Bonaccini: «C’è incertezza, ma rientriamo». Giovanni Toti, governatore della Liguria: «È folle andare a scuola nelle aree arancioni. Noi torneremo la prossima settimana, speriamo di fare in presenza tutto il secondo quadrimestre». In Veneto sono 4.00 gli studenti di elementari e medie nuovamente sottoposti a quarantena, duecento classi.

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