Italy

Scuole chiuse, Fontana: «Ora il Covid attacca gli studenti, è la scelta giusta»

«Io lo so che è impopolare. So che la gente se la prenderà con me. Ma se devo scegliere tra le decisioni di consenso e quelle necessarie alla salute, io sceglierò sempre quelle per la salute». Il governatore lombardo Attilio Fontana ha firmato ieri mattina l’ordinanza che trasforma la regione in zona arancione «rinforzata» entrata in vigore poche ore più tardi, dalla scorsa mezzanotte.

Presidente, quanta fretta... La partenza della zona arancione rafforzata nessuno se l’aspettava già da oggi, soprattutto nelle scuole.
«Mi creda, sono il primo ad essere dispiaciuto di aver dovuto prendere una decisione così improvvisa».

Da lunedì era troppo tardi?
«I dati ci sono arrivati mercoledì alle 22. Poi, il tempo minimo per valutarli e ieri mattina ho dovuto firmare l’ordinanza. Purtroppo questo è un virus che ha andamenti da cui non possiamo farci sorprendere. Del resto, è un fatto che ho condiviso con il ministro alla Sanità Roberto Speranza: anche lui è d’accordo sul fatto che in una situazione come quella italiana, anche 24 ore siano importanti».

Però, i social e non soltanto quelli sono in ebollizione. Chi protesta ha tutti torti?
«Comprendo benissimo che una cosa di questo genere crea disagi e sono il primo a dispiacermene. Però, se c’è una cosa che abbiamo imparato è che dobbiamo a tutti i costi cercare di anticipare i contagi e l’andamento dell’epidemia. Dobbiamo essere in qualche modo proattivi».

C’è chi dice che la chiusura delle scuole avrebbe dovuto essere l’ultima decisione da prendere. E che negozi aperti e scuole chiuse sia un controsenso. Hanno torto?
«No, condivido assolutamente. Ma dobbiamo essere consapevoli che i rischi sono seri. Lei ha letto quello che dicono il professor Carlo Signorelli o il professor Andrea Gori? “Non si poteva non prendere questa decisione”. Perché la variante inglese attacca in modo grave anche i giovani, le scuole sono potenziali — e magari concreti — focolai. Io sono tra chi ha sempre sostenuto l’apertura delle scuole, e peraltro su questo sono anche stato attaccato, come quasi tutti i governatori in Italia. Però dobbiamo rendercene conto: le scuole sono davvero un punto sensibile».

Ma sulle scuole nel vostro monitoraggio avete già avuto dei riscontri?
«Per ora abbiamo chiuso poche scuole e molte classi. Ma, come dicevo, il tema è quello di giocare d’anticipo».

Le critiche le aveva messe in conto?
«Ma certo. Il nostro problema è che dobbiamo perennemente ideologizzare tutto. Io faccio le scelte che ci suggeriscono gli esperti, non quelle che vorrebbe Attilio Fontana. E in questo momento gli esperti ci dicono che servono scelte rapide e rigorose».

Insomma, presidente: è davvero preoccupato?
«Un po’ preoccupato lo sono e lo siamo. La decisione dell’ordinanza è stata presa sulla base della relazione del nostro comitato indicatori. Dice a chiare lettere che ci sono una serie di elementi che allarmano e su cui è opportuno intervenire urgentemente. E appunto, che adesso il virus contagia anche i giovani che prima sembravano esenti. E poi abbiamo scoperto di questa variante nigeriana che sarebbe indifferente alle vaccinazioni. Noi su questa non abbiamo notizie specifiche ma, come le dicevo, il punto è non farsi prendere in contropiede. Cercare di stare davanti al virus».

Non c’è dubbio. Ma è altrettanto vero che per le famiglie il non poter portare i figli a scuola è un problema grave.
«Il ministro Mariastella Gelmini ha già stanziato 200 milioni per il sostegno alle famiglie per i congedi parentali. Ce ne vorranno altri, ma è un inizio. D’altronde, se le scuole sono uno snodo per la diffusione dei contagi, possiamo fare finta di nulla?».

Le Poste italiane si occuperanno della gestione delle prenotazioni e degli appuntamenti per le vaccinazioni. L’Azienda regionale per l’innovazione e gli acquisti (Aria) non ha dimostrato dei limiti?
«Aria si è trovata presto in una situazione imprevedibile, prima che il suo progetto evolutivo fosse compiuto. Poste italiane ne affiancherà le piattaforme mettendo a disposizione una rete di distribuzione collaudata e capillare nella fase massiva. Noi pensiamo che sia un’opportunità di migliorare il servizio che offriamo».

E la campagna per i vaccini in generale? È fiducioso che possa avere il ritmo necessario?
«Abbiamo un piano che siamo pronti ad affinare sul campo. Il problema è che oggi riceviamo una quantità di dosi che non sono sufficienti, bastano soltanto per alcune limitate categorie. Ci servirebbero quantitativi molto diversi. A quel punto, saremo in grado di fare i 170 mila vaccini al giorno di cui ha parlato Guido Bertolaso».

Ma la campagna quando inizia?
«Adesso stiamo vaccinando le categorie che sono state dettate a livello centrale. Tra l’altro, segnalo che prima dell’ordinanza noi avevamo già deciso di vaccinare tutti gli insegnanti. Proprio perché riteniamo che la scuola abbia una priorità».

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