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Separarsi al tempo delle App. Cassazione: pagare i siti di incontri è prova di infedeltà (ma non basta)

Un tempo era il classico rossetto sulla camicia. Poi si sono aggiunte le ricevute d’albergo trovate nella tasca di una giacca dismessa, il pacchetto infiocchettato dentro la ventiquattr’ore e mai ricevuto (il che avrebbe meritato un risarcimento danni solo per la delusione), le riunioni fino a mezzanotte, i messaggi sul telefonino, le chat su Facebook, le foto sullo smartphone. Ultimo in ordine di tempo, appena accreditato dalla Cassazione: i pagamenti per i siti di incontri online (nella fattispecie, Meetic e senzapudore.it). E se è vero che un indizio non è mai una prova, tanti gravi, precisi e concordanti indizi possono indurre un giudice a conclamare il tradimento e a dimostrare un nesso di causa ed effetto con la separazione, che diventa con addebito.

Il tradimento del 2013

Il fedifrago in questione è un uomo ultrasettantenne, ai tempi del misfatto poco più che sessantenne. In una giornata di luglio del 2013 fu trovato a casa a torso nudo e palesemente accaldato dalla moglie, rientrata prima da un’uscita per acquisti. La donna, però, si accorse subito che non era solo l’anticiclone delle Azzorre ad aver inciso sull’«ardore» (sic) del marito: al piano di sopra, proprio sul talamo nuziale, giaceva la vicina, completamente nuda: lei disse che aveva avuto bisogno di usare il loro bagno. A quella pagina nera ne seguirono altre: foto troppo affettuose sul cellulare dell’uomo assieme a un’altra donna, email compromettenti, e i famosi pagamenti a due siti per appuntamenti (la vicina in seguito sarà arrestata per tentato omicidio del marito, ma questa è un’altra storia).

Le sentenze in primo e secondo grado

La moglie resistette fino al matrimonio della figlia, due mesi dopo, poi, secondo la versione del marito, abbandonò il tetto coniugale, mancando ai suoi doveri. La vicenda si risolse con una sentenza di primo grado del Tribunale di Verona che accertava la separazione con addebito all’uomo. La Corte di Appello di Venezia a sua volta rigettò l’istanza dell’ex marito. E la Cassazione, con ordinanza n. 3879 (9 dicembre 2020 - 16 febbraio 2021) ha confermato il giudizio di secondo grado, compreso l’assegno di mantenimento di mille euro mensili, oltre alle spese. «È una sentenza che va a stigmatizzare il solo fatto che una persona si sia iscritta a un sito di incontri», ha brontolato il legale dell’uomo, Stefano Perusi. «Questa sentenza dimostra un cambio di passo rispetto al passato: Internet diventa il mezzo attraverso il quale mandare in rovina il proprio matrimonio», ha chiosato Vincenzo Riviello, difensore della donna. Per certo, osserva Laura Sgrò, avvocato rotale (e legale della famiglia di Emanuela Orlandi): «C’è un orientamento della Cassazione verso il tradimento virtuale, indipendentemente dalla prova fisica. Cioè conta anche l’intenzione di tradire in un modo più consono ai tempi attuali, soprattutto dopo il lockdown».

Cosa serve per la separazione con addebito

Non è però automatico il collegamento fra un tradimento, e quindi il venir meno ai doveri coniugali previsti dall’articolo 143 del Codice civile, e l’addebito della separazione. «Una volta se uno dei coniugi riusciva a provarlo, era pressoché automatico. Adesso, invece, si dà molta più importanza alla situazione della coppia, per valutare se quel tradimento sia stato davvero la causa della crisi», spiega la matrimonialista Valeria De Vellis (che riuscì a far eliminare l’assegno di mantenimento di Silvio Berlusconi a Veronica Lario con efficacia retroattiva). «Nel caso specifico, sarebbe un errore dire che si è data rilevanza solo ai siti di incontri, perché sono stati sì risolutivi, ma assieme a tutta una serie di indizi. Dal punto di vista procedurale, la sentenza di Appello non aveva nessun vizio. Che è quanto rimarcato dagli ermellini».

La legge sul divorzio

C’è un altro punto di vista da considerare. Ed è quello della sociologa dell’Università di Trento Francesca Sartori, attivista ai tempi della legge sul divorzio e del referendum abrogativo. «Mi stupisce che oggi l’infedeltà possa essere considerata fondamentale nel definire la fine di un matrimonio. Abbiamo sostenuto il divorzio, negli anni Settanta, per difendere un’idea di parità e libertà».

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