“Conosceva la prepotenza dei padroni, si è sempre speso per aiutare e difendere gli altri. Mio marito era una persona speciale, una persona buona, un papà, un marito, ma anche un amico e un fratello per i suoi colleghi. Quello che è successo è per me inspiegabile”.

Assia Lucia Marzocca, 33 anni, è la moglie di Adil Belakhdim: lo aspettava in Marocco per poterlo riabbracciare, dopo i mesi di distanza trascorsi per le limitazioni del covid. Ora aspetta l’esito di un’autopsia e che un magistrato dia il via libera per farlo tornare nella sua terra d’origine e potergli organizzare il funerale. Ed è una donna coraggiosa e lucida che chiede “giustizia” senza alcuna vendetta.

Adil, aveva 37 anni (ansa)

Adil è rimasto vittima di un gesto folle. Chi l’ha investito ha detto “ho fatto un casino”. Lei che spiegazioni si dà di quello che è successo?

“Non me lo spiego. Mi sembra ancora impossibile: non riesco a capire perché abbia fatto una cosa del genere. sapeva che c’era tanta gente, che avrebbe fatto male a qualcuno e sapeva anche le conseguenze, che sarebbe andato in carcere. Per me l’ha fatto apposta, per questo ha detto così in quella telefonata, ma non capisco perché. Anche lui è un papà, anche lui ha due bambini... è terribile”.

Come ha saputo quello che era accaduto?

“Me l’ha detto mia mamma che l’aveva visto su Facebook. È stato un shock per noi saperlo così, subito pensavo che magari potesse essere ancora vivo, che si fossero sbagliati, invece poi ho capito che era proprio così”

Voi lo stavate aspettando in Marocco vero?

“Aveva già preso i biglietti, sarebbe dovuto arrivare domenica. Era da mesi che voleva tornare da noi, dai suoi due bambini che hanno solo sei e quattro anni. Il Covid purtroppo aveva reso difficile gli spostamenti”

Lei ha già detto ai suoi figli che papà non tornerà?

“Gliel’ho detto, ovviamente sono piccoli per capire. Ho cercato il modo giusto per spiegare cosa fosse successo: gli ho detto che non lo vedremo più fisicamente ma lui sarà sempre con noi, perché è in cielo e ci guarderà sempre da lassù”.

Come mai suo marito aveva scelto di fare il sindacalista?

“Era già da cinque anni che era entrato nei Cobas. Gli piaceva tantissimo. Lui era stato magazziniere nella logistica e conosceva bene le difficoltà di questo lavoro, la prepotenza dei padroni, così aveva scelto di difendere i diritti degli altri. Faceva riunioni con tutti. Era carismatico e sapeva parlare con tutti”

Questa scelta era stata legata a difficoltà che lui stesso aveva subito nel lavoro?

“Certamente in passato aveva conosciuto il razzismo, i turni massacranti. I suoi colleghi lo stimavano molto: mi hanno detto tutti che era come un fratello per loro, so che non ci lasceranno soli”.

Lei resterà in Marocco?

“Resteremo qui, si. Ora sto aspettando che arrivi mio padre per avere un po’ di appoggio, ci sono tante cose da fare. Abbiamo già contattato un avvocato che ci seguirà in Italia”

Cosa si aspetta?

“Giustizia. Voglio solo che Abil abbia una giustizia vera. Per lui e per tutti noi. Non é giusto morire così”.